<BUSSANA VECCHIA, 50 ANNI DI STORIA>

ANTEPRIMA CINEMAMBIENTE

Lunedì 23 ottobre 2006 ore 19.00
BUSSANA VECCHIA, 50 ANNI DI STORIA
ANTEPRIMA CINEMAMBIENTE

fino al 13 novembre, orario lunedì/sabato ore 18.00/01.30. ingresso libero.

 


Chi non ha mai avuto modo di visitarla avrà perlomeno sentito parlare di BUSSANA VECCHIA, Borgo medioevale a due passi da Sanremo, distrutto da un terremoto nel 1887 e occupato da un gruppo di artisti che, dal 1959, continuano tra mille difficoltà a far vivere l'illusione di un nuovo mondo possibile.

Noi, che Bussana Vecchia l'abbiamo vissuta dai primi anni '90, crediamo che possa essere utile diffondere e portare a conoscenza dei più disinformati questa realtà tuttora esistente o favorire l'approfondimento di coloro che già conoscono il Borgo e gli abitanti, seppur superficialmente.

Un progetto realizzabile grazie alla "MULINO FILMS" giovane piattaforma cinematografica genovese creata da NICOLAS STOPPA e MARIEVE MERILLOU nel 2005, la quale ha saputo raccogliere preziosi documenti video a partire dagli 8 mm anni '60 - '70, rara opportunità per vedere personaggi, luoghi e costumi del periodo, passando attraverso films documentari degli anni '70 tra cui un prezioso documento della BBC, oltre a innumerevoli film, documentari e docu-fiction realizzati da registi ed artigiani della pellicola.

Lunedì 23 ottobre sarà un'occasione speriamo non unica per sentire dalla viva voce dei protagonisti (alcuni artisti ed abitanti ospiti dell'Amantes) storie passate e future, progetti e delusioni, entusiasmi e passioni. Una TAVOLA ROTONDA che vedrà la partecipazione di antropologi, giornalisti, artisti e curiosi, alla quale seguiranno proiezioni e dibattito. Un'occasione per ampliare la conoscenza di un luogo che ancora oggi fa discutere e vive senza garanzie di continuità.

LA MOSTRA prevede l'esposizione di un estratto dell'archivio fotografico del luogo e degli abitanti, ma anche atti, sentenze, articoli, statuti e documentazione varia per meglio raccontare la travagliata esistenza di Bussana Vecchia, oltre ad una proiezione simultanea in tre monitor con cuffie, di documentari, reportage, archivio 8 mm e pillole di furtive e intime impressioni su quello che evoca il luogo (abitanti, turisti, ecc..). In galleria fino al 13 novembre 2006.

 

ORE 17.00: TAVOLA ROTONDA e incontro tra Nicolas Stoppa, Luca Olivieri e altri artisti/abitanti di Bussana Vecchia e antropologi, giornalisti e studenti torinesi invitati. Partecipa Gaetano Capizzi, Direttore del Festival CINEMAMBIENTE. Aperta al pubblico (30 posti)

ORE 18.00: MOSTRA ILLUSTRATIVA E DIDATTICA (in galleria fino al 13.11) estratto dell'archivio fotografico, atti, sentenze, articoli, statuti, rassegna stampa e documentazione varia.

ORE 19.00 PROIEZIONE della filmografia essenziale (loop fino al 13.11)
archivio 8mm e documentari internazionali tra cui la BBC negli anni '70, films e documentari realizzati a Bussana Vecchia negli anni '80 - '04.

ORE 20.00 PROIEZIONE dei cortometraggi realizzati a Bussana Vecchia:
"Panik Attak" di Nicolas Stoppa, 15', 2003.
"Il Paese che non c'è" di Luca Olivieri, 15', 2004.



LA STORIA DI BUSSANA VECCHIA

tratto dal sito http://bussanavecchia.free.fr
e da materiali diversamente raccolti.

IL TERRITORIO
Bussana Vecchia é un piccolo villaggio medievale situato 8 km a nord-est di San Remo in Liguria . L'area che circonda il villaggio sta rapidamente cambiando attraverso lo sviluppo intensivo della coltura dei fiori in serra, poiché il Consiglio Comunale della città di San Remo ha destinato questo territorio, all'interno del piano particolareggiato, a zona industriale.

LA FORMAZIONE ORIGINALE DEL VILLAGGIO
Si crede che Bussana sia stata fondata nel periodo dell'Impero Romano, essendo infatti Armedana o Armedina il suo antico nome. Nel 1641 dopo Cristo la popolazione autoctona della costa, in conseguenza delle invasioni dei Longobardi, si rifugiarono nell' area della Valle Armea dove vissero fino alla seconda metà del X secolo. Fu allora che iniziarono le ripetute scorrerie dei pirati saraceni. Chi riuscì a sopravvivere a questi attacchi, si trasferì e costruì la propria casa unendola alle altre a formare un unico fortino più facilmente difendibile, sulla cima di una collina.

Tra il 1162 e il 1177, Bussana cadde sotto il dominio dei Conti di Ventimiglia. Fu in questo periodo che il conte Ottone costruì un castello nella parte più a nord del villaggio. Un secolo più tardi Bussana passò sotto la Repubblica Marinara di Genova. Malgrado il fatto che attraverso questi cambiamenti Bussana continuasse a combattere per la propria autonomia politica e culturale, sembrava improbabile che ad una comunità tanto piccola - solamente 250 abitanti - potesse essere concessa. Nonostante ciò fu puntualmente concessa nel 1429 e continuò fino alla fine del 1928.

Nel XV secolo vi fu un periodo di grande sviluppo edilizio in cui furono impiegate pietre arrotondate, trasportate dal letto del fiume e dal mare, in sostituzione delle pietre squadrate tipiche del periodo Romano. Nel XVI secolo Bussana si estese oltre le sue mura dalla Rocca alle Fascette, queste ultime così denominate per la conformazione del territorio a sud-est del villaggio. Tutti gli edifici di questa zona, eccetto alcune case pre-esistenti, risalgono appunto al XVI secolo, essendo lo sviluppo concentratosi - da questo momento - principalmente nell' area attorno all' oratorio.

Come misura cautelare dopo i terremoti della prima metà del XIX secolo, furono costruiti piccoli archi per ponteggiare le strade rafforzando cosi' le case più alte, sebbene gli archi offrirono poca protezione nel terremoto del 1887.

Le case erano distribuite in forma circolare intorno al castello, in cerchi degradanti interrotti da occasionali edifici più grandi. La maggioranza delle costruzioni era costituita da edifici di due o tre piani con alcune eccezioni a quattro piani. Il piano terra era usato esclusivamente per attività agricole ed artigianali, i piani superiori come abitazione.

23 FEBBRAIO 1887 : IL TERREMOTO

Il sisma più violento che colpì Bussana avvenne il 23 Febbraio 1887. Questo terremoto coinvolse l'intera costa ligure ed i villaggi dell' entroterra, ma i maggiori danni accaddero in Bussana alle 6.21 di quella mattina del Mercoledì delle Ceneri, una scossa di venti secondi che causò danni e morti immediate in tutto il villaggio. Molti degli abitanti si trovavano nella chiesa parrocchiale. Il crollo di una parete di fronte alla facciata della chiesa avvertì la congregazione del pericolo e in molti cercarono rifugio nelle cappelle laterali, ma un' altra scossa sussultoria fece crollare il pesante tetto della chiesa uccidendo un certo numero di persone.

La situazione nel resto del villaggio, particolarmente nella parte alta, Le Rocche, era persino più seria. Le case che esistevano su entrambi i lati di via Rocca e di via della Volta erano completamente crollate seppellendo gli abitanti. Più di cento persone rimasero intrappolate nella parte nord delle Rocche quando le volte ad arco sopra le strade crollarono bloccandole e quindi impedendo la fuga.

I sopravvissuti si ritirarono dal villaggio per accamparsi in prossimità del borgo. In questo periodo una commissione peritale fu incaricata di stendere una relazione sull' entità dei danni e stabilì che quelli accaduti il 23 Febbraio si sommavano a quelli dei terremoti del 1831, 1851 e 1854 rendendo impossibili ulteriori recuperi. La situazione sembrava più allarmante di quanto realmente fosse, alcuni sostenevano che il campanile fosse sul punto di cadere, altri predissero il crollo di case, alcune delle quali sono tuttora esistenti.

Si crede che questa relazione sia stata formulata tenendo conto non tanto del punto di vista degli abitanti, quanto degli interessi degli speculatori immobiliari. Incombeva comunque la paura di nuove scosse e si cercò ripetutamente di far rispettare il divieto d'accesso al villaggio.

Le autorità decisero di scegliere una nuova località per costruire un nuovo villaggio anche se la maggioranza degli abitanti era contraria, volendo restaurare le loro vecchie abitazioni ed ampliare l'antico borgo in modo da sostituire quelle case che non avrebbero potuto più essere recuperate. La costruzione del nuovo villaggio, che prese il nome di Bussana Nuova, fu intrapresa in un luogo più in basso, già denominato Capo Marine, del sito originale. I Bussanesi si incontrarono per l' ultima volta nel loro antico insediamento durante la Domenica delle Palme del 1894. Dopo l' ultima cerimonia ufficiale in memoria dei morti, marciarono fuori dalla vecchia Bussana verso il nuovo paese cantando l' inno biblico " IN EXITU ISRAEL DE AEGYPTO ", abbandonando così Bussana Vecchia.

NEL FRATTEMPO

Per mezzo secolo gli elementi naturali dell'erosione prendono possesso del villaggio, pioggia e freddo penetrano i muri e la vegetazione reclama la sua presa sulla cima della collina. Il processo di decadimento del villaggio fu accelerato dalla vandalizzazione delle rovine come fonte di materiali da costruzione a buon mercato. Nel 1947 il borgo fu usato come rifugio temporaneo da gente proveniente dal sud in cerca di lavoro; alcuni di loro tentarono di stabilirvisi in maniera permanente.

Per circa dieci anni questa situazione continuò anche se non erano così ben accetti dagli abitanti locali che inoltrarono reclami scritti al Consiglio Comunale di San Remo il quale ordinò il loro sgombero, la distruzione di tutti gli accessi ai primi piani e lo sfondamento delle rimanenti volte e pavimenti, rendendo così tutte le case inabitabili.

BUSSANA VECCHIA 1959 - 1960

Clizia, il fondatore della Colonia Internazionale Artisti (ora Villaggio Internazionale Artisti), si trasferì a Sanremo nel 1959. Esplorando la zona scoprì il villaggio abbandonato di Bussana Vecchia in rovina e coperto dalla vegetazione. Il villaggio deserto lo affascinò e per sei mesi venne regolarmente a visitarlo prima di decidere di tentare di viverci nel 1960.

Fu qui che gli venne l'idea di creare nel villaggio una comunità di artisti. Oltre ad artisti locali, contattò Vanni Giuffré, un pittore che stava esponendo a San Remo, il quale accettò l'idea ed a sua volta si mise in contatto con un suo amico poeta, Giovanni Fronte. I tre formarono la base e le fondamenta del Villaggio Internazionale Artisti.

Lo spirito dell' organizzazione era in qualche modo idealistico: essere in grado di vivere semplicemente e di lavorare artisticamente all'interno del villaggio. Clizia tentò di organizzare la comunità attraverso uno statuto. La sua idea originale era di destinare tutte le case ad uso del gruppo come insieme. Quest'idea, più tardi, fu rifiutata dagli abitanti che, avendo investito tempo ed energia nel restaurare uno spazio, non erano più disponibili a socializzarlo, sebbene fossero d' accordo che alcuni spazi dovessero essere usati in comune.

Durante questo periodo il villaggio attirò molte persone grazie al "passaparola ". Per i vari artisti itineranti, era possibile dormire in un ostello organizzato da Clizia, dove avevano anche accesso all'uso di una cucina per pochi soldi o niente. L' acqua, che serviva anche per i lavori di restauro, doveva essere trasportata a mano all'interno del villaggio come qualsiasi altro materiale da costruzione che non era ricavabile dalle macerie. Non c'era alcun servizio sanitario, né fognario.

La maggior parte delle case era ristrutturata con budget minimi non alterando l'aspetto esteriore dell'edificio, ma apportando i cambiamenti necessari a rendere abitabili gli spazi meno danneggiati. In questo periodo i nuovi abitanti necessitavano di una forte determinazione e fiducia nell'idea comunitaria, poiché il futuro del villaggio era incerto. Gli artisti ci vivevano e ci lavoravano per periodi di tempo limitati, poiché la maggior parte delle case era usata come seconda casa o studio e non come abitazione permanente.

1963 - 1968 : LINEE DI SVILUPPO 1

Nel 1963, Clizia decise di lasciare il villaggio. Nel 1968 la nuova comunità crebbe, rispetto all' originale piccolo nucleo, ad una trentina di persone. La maggioranza di questo gruppo era composta da artisti quali: pittori, scultori, ceramisti, scrittori, musicisti, attori, attrici, poeti, orafi e designers, nonché liberi pensatori.

La fontanella dell'acqua, collocata all' esterno del villaggio, divenne un naturale punto d'incontro dove si scambiavano idee e veniva così mantenuto uno spirito comunitario. Durante le assemblee le lingue più parlate erano il francese e l'inglese. Il tipo di energia che questo ambiente generava in Bussana Vecchia funzionò efficacemente per un certo periodo tramite la galleria comunitaria. Dall' esterno, invece, la tensione da parte dei vecchi abitanti, ora in Bussana Nuova, incominciò a diventare una pressione costante. La paura dello sgombero che aleggiava da sempre sul villaggio, divenne realtà il 15 Luglio 1968 con l' ordine di sgombero che dava agli abitanti dieci giorni di tempo per trasferirsi altrove.

Più tardi, negli anni '60, la comunità si separò in due differenti gruppi anche a causa dei crescenti dubbi sulla gestione del villaggio e della stessa galleria. Infatti, con l'apertura di due nuove gallerie comunitarie nel 1967/68 e del primo laboratorio individuale, ci si può rendere conto di come, per necessità, l' ideale del villaggio iniziava ad essere compromesso dal suo interno.
Il 25 Luglio quando la polizia arrivò all'ingresso del villaggio fu affrontata dalle barricate degli abitanti che si rifiutavano di lasciare il borgo. Presenti numerosi giornalisti della stampa internazionale.

1968 - 1979 : LINEE DI SVILUPPO 2

Gli abitanti occupavano il loro tempo restaurando le loro case o lavorando nel loro ambito creativo, ma la sfiducia che andava sviluppandosi rispetto alla gestione delle gallerie comunitarie e del Villaggio Internazionale Artisti, porto gli abitanti ad optare per dei laboratori individuali. Mentre la quantità di tempo dedicata al restauro della casa o al lavoro creativo rimasero più o meno allo stesso livello, un nuovo stimolo fu quello di trovare e ripulire dalle macerie uno spazio da usare come laboratorio e di conseguenza la gestione di quello.

Le esigenze del gruppo degli abitanti permanenti, una decina, erano diverse da quelle dei residenti temporanei, una trentina. Questi ultimi, (usando candele e prendendo l'acqua dal rubinetto comunitario che nel 1969 era stato spostato all' interno del villaggio), a differenza dei permanenti, pensavano di poter fare a meno della connessione ai servizi di erogazione idrica, elettrica e di rete fognaria. Come conseguenza delle nuove esigenze, divenne necessario per gli abitanti permanenti il riconoscimento legale, includendo la residenza ed il possesso degli spazi occupati e quindi incominciarono a muoversi lungo linee legali, spingendo lo sviluppo del villaggio verso l'obiettivo di conformarsi agli standard istituzionali.

Questa dinamica favorì il porsi di questioni inerenti il possesso e la proprietà. Questo implicò una reazione da parte di coloro che ancora vedevano Bussana Vecchia come la casa dei propri avi e quindi come la propria casa per diritto di famiglia. In una riunione del 1968, decisero di formare un'associazione denominata " Amici di Bussana" e di cintare l' intera sezione denominata Le Rocche, allora completamente disabitata, reclamandola come propria.

Nella parte bassa del villaggio, gli spazi liberi erano diventati scarsi ed il diritto a questi era talvolta contestato da individui che, occasionalmente, li vendevano ad un prezzo rapportato esclusivamente al costo del lavoro di restauro operato. Questi cambiamenti avevano un effetto sulla produzione al villaggio. La maggioranza dei residenti temporanei aveva anche altre fonti di reddito all'esterno del borgo, sia attraverso un impiego fisso relazionato al loro lavoro, sia attraverso contatti e sovvenzioni da altre parti del mondo.

Di conseguenza non erano costretti a far conto sul flusso turistico allo stesso modo dei residenti permanenti, poiché il loro punto di riferimento economico non era costituito da ciò che poteva essere venduto al villaggio. In questo periodo ci fu un lento cambiamento nella qualità dei visitatori. Il turismo cosiddetto d'elite, divenne il turismo di massa che si può incontrare durante i mesi estivi.

Il risultato fu che la produzione in mostra al villaggio, tendeva ormai verso attività basate più sull'artigianato in modo da sfruttare questo nuovo mercato. Nel 1974 fu possibile per tutti essere connessi all'acquedotto comunale e la residenza fu infine riconosciuta nell' inverno del 1976. L'elettricità fu in un primo tempo fornita ad alcune abitazioni, per poi essere concessa a tutti nel Novembre del 1977.

Durante i primi anni '70, il Villaggio Internazionale Artisti divenne un' organizzazione più debole e meno attiva a tal punto che, in una assemblea voluta dagli abitanti nel Settembre 1976, si parlò di riorganizzare il villaggio e fondare quindi "il Comitato del Borgo" di Bussana Vecchia. L' esistenza di questo comitato fu riconosciuta sia dal Consiglio Comunale di San Remo, che dal Comitato di Quartiere di Bussana Nuova, che lo accettarono come voce ufficiale del villaggio.

Nel 1979, un tribunale italiano emise un verdetto che, per la prima volta, chiariva e faceva rispettare il diritto legale al possesso, in questo caso in favore di un artista straniero, la cui casa era stata occupata da una famiglia italiana durante la sua assenza.

1980 - 1985 : LINEE DI SVILUPPO 3

Nel 1980, Bussana Vecchia era ormai cambiata in molti modi. Il numero dei residenti, più o meno permanenti, era tra le cento e le centocinquanta unità. Un certo numero di membri originari, aveva venduto o ceduto il proprio spazio a gente che aveva un minimo o nessun retroterra artistico e l'incremento del turismo aveva stimolato pensieri di facili guadagni soprattutto in estate. Ciò favorì la venuta di un altro tipo di persone che trovarono degli spazi in affitto all'interno del villaggio da usare come negozi, gallerie e seconde case, cambiando così la qualità del lavoro in esposizione.
Il Consiglio Comunale di San Remo, non sentendosi in grado di affrontare "l'enigma Bussana Vecchia", lanciò l'idea di un bando di concorso internazionale per la ristrutturazione del borgo medievale il 29 Ottobre 1982.

Nell' incontro del 3 Novembre 1982 con il Consiglio Comunale, fu formata una commissione speciale che comprendeva due consiglieri di Sanremo, un abitante di Bussana Nuova e tre di Bussana Vecchia; il loro incarico era quello di redigere una relazione sulle aree di maggior interesse architettonico all' interno del villaggio.

Durante gli anni '80, il Consiglio Comunale di San Remo incominciò a mostrare interesse per Bussana Vecchia commissionando un rilievo di fatto del centro storico del borgo. Gli abitanti che, all'epoca, non avevano alcuna struttura rappresentativa del gruppo, formarono la N.C.I.A. - Nuova Comunità Internazionale Artisti - la cui funzione era quella di rappresentare Bussana Vecchia in qualsiasi questione riguardante il suo futuro sviluppo. Nel 1982, l'N.C.I.A. divenne un'associazione legale.

Nel Gennaio del 1984, l'Intendenza di Finanza fece un emendamento riguardante la ditta catastale, affermando che le rovine di Bussana Vecchia erano state erroneamente accatastate come ancora proprietà degli abitanti del comune di Bussana e che, da quel momento in poi, sarebbero state registrate come proprietà dello stato. La formazione, nell'Agosto del 1985, di un nuovo gruppo denominato Laboratorio Aperto, illustra un differente tipo di tendenza al villaggio, quella di stimolare semplicemente l'immaginazione e di produrre oggetti o eventi per controbilanciare il generale andamento ormai evidente di produzione di artefatti di carattere più commerciale.

Anche se si trattava di una relazione ufficiale, non c' era alcuna garanzia su quando il lavoro sarebbe stato eseguito. Il regolamento del bando di concorso internazionale fu redatto il 1 Luglio 1983. Verso la fine del 1983, un certo numero di abitanti furono in grado di provare che le loro case erano state occupate per oltre venti anni e quindi fecero una dichiarazione legale in questo senso. Questo può essere considerato il primo passo verso il possesso legale del territorio.

1981 - 2000 : LINEE DI SVILUPPO 4

La creazione delle due organizzazioni, N.C.I.A. e Laboratorio Aperto, avevano lo scopo di far funzionare strutture al cui interno si potesse elaborare una linea di difesa legale ed allo stesso tempo lavorare per la conservazione e lo sviluppo delle attività basate sull'arte, l'artigianato e la ricerca. Entrambe furono efficaci per un certo numero di anni, ma gli infiniti incontri necessari al discutere sul da farsi, consumavano talmente il tempo a disposizione che nacque così il conflitto tra il difendersi ed il trovare l'effettivo tempo per lavorare.

Gli abitanti di Bussana Vecchia sono stati costretti ad impiegare troppo tempo ed energie nel difendersi da attacchi burocratici piuttosto che dedicarsi al lavoro creativo, ragione per cui erano qui giunti. Inoltre dovrebbe essere tenuto a mente che scegliere di vivere a Bussana Vecchia richiedeva un grande sacrificio e non pochi disagi di tipo materiale. Per necessità la gente scelse di impiegare il proprio tempo più nell'organizzazione del lavoro individuale, che in quella del lavoro collettivo e della difesa.

Alcuni non erano in grado di richiedere la procedura di usucapione e furono portati a credere in un accordo con le autorità. Altri, scoraggiati dal continuo azzuffarsi in sede legale e orripilati dall'esponenzialità dei costi che non potevano più sostenere, rinunciarono.

Per la prima volta, gli abitanti si ritrovarono divisi a combattere per le proprie case da individuo contro lo stato. Per noi, il progetto vincente sarà quello che includerà la nostra attuale esperienza al momento di interpretare la storia di Bussana Vecchia. Il villaggio non é rimasto "congelato", ma rivive attraverso l'immaginazione e l'esperienza di artisti giovani e meno giovani provenienti da paesi e culture diverse, che qui hanno trovato un modo per esprimere le proprie idee di abitazione e di lavoro creativo in un cantiere-laboratorio permanente di autocostruzione, non condizionate dall'interpretazione di esperti o dalle esigenze del mercato immobiliare.

Abbiamo costruito i nostri spazi individuali all' interno di una struttura collettiva che é il villaggio stesso ed il suo impianto urbano modificato nella sua maglia dal terremoto del 1887. Il sisma, ad un secolo di distanza, ha reso possibile una trasformazione del borgo a noi funzionale. Un'esperienza di appropriazione dello spazio e del territorio che non ha analogo riscontro, per quantità e qualità, nel fenomeno dell'autocostruzione in Italia.

Immaginiamo un futuro che ci permetta di vedere strutture operative che ci aiutino a mostrare il nostro lavoro nell'ambito musicale, teatrale, della pittura, scultura e ceramica, della grafica, poesia e oreficeria confrontandolo con il lavoro di artisti ed artigiani esterni che, insieme a noi, possano usufruire del progetto.

Spazi dove il nostro lavoro di ricerca possa essere comunicato a quel vasto flusso di visitatori che tendono ad interpretare gli abitanti come un divertente anacronismo folkloristico degli anni '60, piuttosto che una presenza creativa di costruttori ed artisti artigiani, il cui lavoro deve, alla fine, trovare una collocazione all' interno del piano particolareggiato di questa regione come espressione della nostra storia collettiva ed individuale della nostra abilità nel recuperare edifici abbandonati e nella nostra volontà di tradurre questa storia in volumi e spazi dove abitare e lavorare.

 

 

ULTERIORI APPROFONDIMENTI:

LA QUESTIONE LEGALE
http://bussanavecchia.free.fr/storia%20det-questione%20legale.htm

GLI ARTISTI
http://bussanavecchia.free.fr/art.htm

I PERSONAGGI
http://bussanavecchia.free.fr/la%20storia%20pag%206.htm

CANI E GATTI DI BUSSANA VECCHIA
http://bussanavecchia.free.fr/la%20storia%20pag%2010.htm

IL GIARDINO BOTANICO
http://bussanavecchia.free.fr/la%20storia%20pag%2011.htm

MANGIARE E BERE
http://bussanavecchia.free.fr/la%20storia%20pag%2011.htm



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