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FRESCO’S REMOVAL PROJECT
è un progetto di comunicazione che nasce dall’analisi
dei messaggi che caratterizzano i nostri paesaggi culturali
in senso territoriale e concettuale insieme.
La città è un immenso cartellone pubblicitario
utilizzato da tutti: enti pubblici che ricordano ai singoli
cittadini loro doveri o limitazioni personali e singoli
individui che ricorrono alla comunicazione pubblica a simbolo
del loro pensiero e spesso in forma creativa – dalle scritte
murali a piccole affissioni/annunci.
L’analisi rivela un articolata comunicazione globale che
raccoglie tutti i messaggi presenti in una città.
Il loro insieme forma un solo corpo comunicativo, un immenso
slogan creato da quell‘ insieme di segni che formano il
concept identificativo di una collettività - con
relativi diritti, doveri e consumi.
Parte di questi messaggi riguarda la comunicazione murale
e ciò che spesso viene identificato come scritta
sul muro, oppure graffito o murales.
"Fresco’s Removal"
è un‘ azione che ha per risultato finale la rimozione
dei graffiti di testo presenti sui muri dei territori cittadini
e la successiva posa su tavola al fine di conservarli come
testimonianze culturali.
Obiettivo: conservare
comunicazioni e tracce lasciate sui muri a testimonianza
di pensieri e sentimenti contemporanei percepiti o divulgati
dai membri di una comunità.
I messaggi murali riconducibili
a formazioni o tendenze politiche, movimenti culturali,
musicali ed altri, rappresentano profondamente la cultura
degli ultimi decenni: la differenziazione per gruppi e il
relativo senso di appartenenza.
Il numero di queste diverse realtà aggregative è
talmente ampio da renderne quasi impossibile la codificazione,
l’unico denominatore comune è il medium utilizzato
per la divulgazione dei rispettivi messaggi : il
muro.
La comunicazione murale modifica il territorio
fino a connotarlo come paesaggio culturale collettivo dove
la scritta di testo trasmette un segno di presenza e manifesta
opinione. Al contrario la copertura
del segno rappresenta l’annullamento di queste differenziazioni
ed il ritorno all’omogeneità culturale - talvolta
morale - oltre a rappresentare un ritorno all’ordine visivo
di chi riteneva il segno antiestetico o controtendenza.
In questa direzione analisi culturale della comunità
e analisi paesaggistica del territorio si fondono in un
unico strumento: se della prima è un mezzo certo
per la definizione delle identità, la stessa scritta
rappresenta, anche per il secondo criterio di analisi, un
veicolo indispensabile per cogliere variazioni di paesaggio
urbano, con nuovo spirito estetico non riconducibile necessariamente
all’ordine precostituito.
I graffiti murali, come altri interventi del singolo, conferiscono
allo spazio urbano un forte senso di “uso” da parte dei
suoi abitanti: la scritta è una struttura spontanea
come i banchi degli ambulanti, i chioschi, le insegne, il
bucato steso ai balconi (ancora ove consentito) e rappresenta
un’interazione col territorio che spesso delimita i confini
della comunità culturale residente per legittimarne
il senso di appartenenza.
Al contrario si porrebbe un problema di anonimato del territorio
rispetto ai suoi inquilini e un’assenza di visioni che rende
gli abitanti estranei a casa loro, implicazioni sociali
comprese; talvolta anche un graffito sul muro contribuisce
a risolvere le miopie programmatiche di chi non ha considerato
la necessità di spazi per tutte le generazioni e
non solo le più consolidate.
Un muro è sempre e comunque uno sbarramento alla
circolazione o un limite della proprietà limite concettuale
incluso.
In modo osato possiamo considerare lo stesso muro dal punto
di vista della pianificazione estetica e territoriale e
forse quando non effigiato risulta per eccesso uno spazio
“non planned” per l’abitudine visiva alla decorazione di
esterni propria della nostra cultura e decisamente orientata
nel senso comune di horror vacui.
Forse la reazione è simile ad altri interventi che
notiamo tutti i giorni: le molte autocostruzioni al limite
della legge , capanni ed orti abusivi, tavolini improvvisati
per il giuoco delle carte, pensiline del trasporto pubblico
riusate a riparo per le prostitute, barbecue improvvisati
, lastricati cittadini come territorio per gli skaters.Tutte
strutture spontanee che, anche se per alcuni condannabili,
sopperiscono ad una vacanza progettuale alle categorie di
persone non comprese nella progettazione strutturale.
Inoltre rimane aperta
la riflessione sui criteri estetici: chi trova sfregiante
dei nostri landscape la pubblicità; chi invece i
cartelli monito delle autorità, chi ancora le scritte
sui muri.
Possiamo chiederci quante di queste scritte sui muri sono
realtà del nostro vivere comune e indagare su quante
persone rappresentino (decine, centinaia o migliaia) e ancor
più a quante persone siano dirette poiché
spesso effigiano critiche alle convenzioni più comuni.
A seguito rifletteremo sul tempo necessario all’ estetizzazione
delle rovine perchè divengano siti di interesse archeologico
come i graffiti del muro di Berlino, ormai patrimonio dell’umanità
(immaginate il muro bianco e senza scritte se può
essere utile) ed indispensabile alla connotazione storica.
Consideriamo anche il rapporto di questi messaggi con l’arte
pubblica: quante sculture pubbliche sono state rimosse dopo
i conflitti militari o sociali degli ultimi 50 anni e quante
di esse rappresentavano un passato esistente nella nostra
coscienza collettiva? Quante opere dell’architettura e edifici
connotati esteticamente dai precedenti regimi e tendenze
sono stati eliminati? La scritta sul muro rappresenta gli
stessi volumi di comunicazione, semplicemente con un medium
diverso e meno impegnativo.
Forse perché non esistono/evano spazi comunicativi
diretti tra singolo e collettività senza la connessione
ad una rete, a un sistema televisivo o editoriale: soluzioni
regolate che non consentono la semplicità mediatica
di un muro. O forse perché non esiste una ipotetica
bacheca di comunicazione pubblica tra singoli e collettività,
un grande muro bianco in cui poter lasciare direttamente
messaggi utili o semplicemente segni della propria manifesta
opinione od esistenza.
TECNICA
il progetto è diviso in due parti:
parte a, indagine :
la catalogazione fotografica di simboli, e graffiti in forma
di testo scritto o disegno consente il monitoraggio sociologico
della comunità di riferimento.
parte b, rimozione
+ conservazione: simboli e testi prescelti vengono rimossi
dalla superficie originaria e successivamente posati su
tela.
alcuni dati
1 il disegno/graffito, la scritta di testo o il simbolo
prescelto viene consolidato (prima di essere staccato dal
muro originario) con resine sintetiche.
2 dopo si applicano i collanti e la garza per lo stacco.
3 nelle 24 ore successive si stacca il tessuto con la parte
di muro inclusa.
4 il prodotto dello stacco (solitamente di 1-2 millimetri
di spessore) viene
accuratamente livellato e consolidato con resine sintetiche.
5 successivamente si incolla sul telaio intonacato che lo
ospiterà per la posa
definitiva.
6 si rimuovono collanti e garza.
7 si consolida il risultato con resine sintetiche.
L’ intervento fresco’s removal,
è realizzabile site-specific rimuovendo quindi scritte
o simboli presenti sui muri della città luogo dell’esposizione
e riproponendoli all’interno dello spazio espositivo.
POST SCRIPTUM. il
progetto è anche un workshop teorico - pratico che,
dall’analisi della comunicazione territoriale giunge al
tema della conservazione culturale, fino alle fasi applicative
di sicuro coinvolgimento suggestivo per la natura dell’intervento.
CONCEPT l’indagine
proposta consente una mappatura dei gruppi culturali presenti
sul territorio e suddivisi per aree di influenza tra centri
storici, zone residenziali e periferie cittadine; analizzate
in modo sia verticale che orizzontale con particolare interesse
alle zone di confine linguistico.
Nelle città già sede del progetto l’analisi
ha rivelato un ampio panorama di tendenze socioculturali,
politiche e di costume molto utili alla comprensione dei
valori di riferimento della comunità.
Daniele Pario Perra
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