M-MULTIMEDIA/2
selezione video dall'associazione
milanese "Care Of"
Dal 16 al 24 gennaio
2002
selezione video dall'associazione milanese "Care Of"
Bert
Theis, Brigata Es, Sara Rossi,
Barbara Brugola, Simonetta
Fadda, Manuela Cirino,
Paolo Chiasera, Marzia
Migliora, Elizabeth Aro, Paola
Di Bello, Tessa Den Uyl, Alicia
Erba, Francesca Semeria, Andrea Lottero,
Elena Arzuffi, Valentina
Coccetti, Vedova Mazzei
Giuseppe Vicenzo, Letizia
Galli, Meri Gorni
Luso del video nelle arti visive
ha avuto nella seconda metà degli anni novanta una crescita
enorme quanto inaspettata. In Italia il video si sviluppa in codici
non formalisti, senza forte attenzione alle possibilità di
stilizzazione dellimmagine fornita dagli effetti speciali tipici
dellesperienza video.
Il video italiano parla il linguaggio
immediato della televisione, possiede la casualità dimmagine
delle riprese documentarie, e sembra rifiutare la monumentalità
delle opere di videoinstallazione di Bill Viola o di Gary Hill.
Luso dei giovani artisti italiani
è un uso "quotidiano", leggero, casuale. Un passaggio
da medium a medium che evita le problematiche strutturali del genere
e sceglie una rapida narratività che si sviluppa concettualmente
adiacente alle ricerche compiute dagli stessi artisti con altri mezzi:
disegno e fotografia, pittura o o installazione, performance.
La compilazione di Videoarte dallarchivio
dellassociazione "Care of" di Milano presenta allAmantes
un panorama interessante di giovani artisti di diverse aree italiane
e del loro uso del video dal 1994 ad oggi. Compilazione che dimostra
insieme la vitalità della ricerca video in questo momento e
la necessità di strutture come "Care of" per la loro
capacità di svolgere un ruolo di aggregazione e razionalizzazione
nelluso del mezzo video.
Bert
Theis
Uno, Due,Tre (Public action). 1999 3¹
Sul grande piazzale antistante la Stazione Centrale di Milano, l¹autore
ripreso da Mariette Schiltz, arriva determinato con una valigetta
di metallo, accende la debole e sincopata colonna sonora e si cambia
per indossare la veste del performer atletico. Public action è
il sottotitolo del lavoro, e intende raccontarci il suo rapporto con
gli elementi tipici del fast food. Lui conosce la verità e
intende darcene una prova inconfutabile, anche senza i carboni ardenti.
E¹ una questione di giuste distanze, di misure accurate e di
capacità di volare. Sarà fulmineo! E vola infatti, davanti
agli occhi dei carabinieri che devono comunque esserci sempre e dappertutto.
Mario Gorni
Brigata
Es
Esmigranti, 1997, 4,30'
Il Gruppo "Brigata Es" è composto da tre artisti,
tutti di Napoli, e in questo lavoro video essi giocano sulla "Napoletanità"
con intelligenza e compiacimento, riconoscendovi , da una parte,
la loro appartenenza con tutti i suoi difetti e le sue qualità,
e dall'altra prendendone le distanze della critica, usando l'ironia
giocata fino al paradosso. "Perdere il treno" è un
modo di dire che indica fallire l'obiettivo, ebbene qui perdiamo tutti
i mezzi di trasporto in una grande lotta contro la "sfiga"
per cercare di emigrare verso terreni più buoni e fertili,
e la coscienza di essere uomini del sud, drammaticamente legati alla
propria terra.
Mario Gorni
Sara
Rossi
Oz1; Oz3; Oz9. Italia 2001
La magia dei numeri fa parte dei mondo della fiaba dalle più
antiche leggende e dai tempi della narrazione mitica. Sono di natura
cosmica i poteri dei numeri, non solo per la religione e la cabala,
ma prima ancora per la filosofia. È ad Epicuro che dobbiamo
l'immagine del destino come un bambino che gioca a dadi. Sara Rossi
nel primo episodio del proprio trittico ci mostra un cappuccetto rosso
che gioca con due dadi rossi dai punti bianchi lasciati rotolare sull'erba
verde come due funghi velenosi. Idillio fiabesco e inquietudine si
mescolano nelle immagini pittoriche del video. Il volto della bimba
di Oz 1 rimane enigmaticamente coperto dal cappuccio, mentre le voci
degli uomini che giocano a morra in Oz 3 pronunciano i numeri con
rabbia, quasi scagliandoli nel fuoco che arde dietro le mani tese
ad ogni nuovo turno di scommesse. Apparentemente meno enigmatico è
il terzo episodio, Oz 9, in cui si ritrae la scena usuale di un gruppo
di anziani intenti a giocare a carte attorno al tavolo di un bar,
ma un sapiente movimento di macchina indugia sul retro rosso e blu
delle carte dove linee bianche tracciano orbite ellittiche in cui
indoviniamo un nuovo riferimento alla potenza del caso e dei numeri
capaci di fare del caos un cosmo in continua, regolata, metamorfosi.
Elena Volpato
Barbara
Brugola
She went to sleep and forgot to wake up. 1999, 2¹
Una filastrocca in un linguaggio inventato simile al russo accompagna
le immagini di una giovane donna che si accinge a dormire. Un gesto
semplice, quotidiano, ma raccontato con pochi frames di grande bellezza.
Mario Gorni
Simonetta
Fadda
Genova ora zero 1994 3¹
Allo scoccare della mezzanotte di ogni capodanno, in tutte le città
del mondo scoppia la festa. A Genova non succede nulla di molto diverso
dalle altre città italiane: mortaretti, bengala, girandole
e bottiglie stappate. L¹autrice però filmando dalla sua
finestra, non tiene la telecamera come si deve, anzi! L¹effetto
è sorprendente.
Mario Gorni
Manuela
Cirino
Le cose 1996 3¹
Questo lavoro ci trascina nel tunnel assieme ad un gruppo di solidi
geometrici turbinanti, di cui l'autrice non ci fa percepire le dimensioni.
Un lavoro astratto che può essere letto come una metafora della
velocità dei fatti che ci sommergono nel nostro iter quotidiano,
ingoiandoci nel vortice delle cose. A salvarci sono pochi momenti
di poesia, di privata intimità che possiamo regalarci, ma per
poco, però, perchè tutto sta per ricominciare.
Mario Gorni
Paolo
Chiasera
Rifiettendo-ci 2001 3,50'
Furono i maestri del cinema sperimentale come Micheal Snow a porre
le basi di una analisi filmica del rapporto tra reale e virtuale.
L'eterno pianosequenza di Wavelenght che attraversava una camera verso
una fotografia per aprirsi sulla realtà che quella foto ritraeva
fu il primo saggio di un'attitudine formalista a cui dobbiamo alcune
delle più belle opere del primo decennio del video. Riflettendo-ci
ha il merito di ripensare a distanza di tempo lo spazio del video
come spazio di dispercezione tra reale e virtuale e di farlo con una
freschezza inedita capace di spiazzare lo spettatore. Inizia con una
stanza deserta e una telecamera fissa proprio come Wavelenght di Snow.
Sulla parete di fondo uno specchio rettangolare dagli angoli smussati
ci restituisce l'immagine della stanza nella prospettiva opposta.
Per lungo tempo non accade nulla, poi entra un ragazzo, si accomoda
sul divano disposto al centro dell'inquadratura e accende con un telecomando
un televisore che rimane fuori campo. Apparentemente la scena non
contiene nulla di anomalo, ma pochi istanti dopo la scena appena vista
viene riflessa nello specchio dove, senza che noi ce ne accorgessimo,
era rimasto il riflesso di una stanza vuota. Chiasera orchestra il
video giocando con il tempo della scena principale e della scena riflessa
sovrapponendoli, avvicinandoli e allontanandoli con accelerazioni
e slow motion, trasformando quello che sembrava uno specchio dagli
angoli smussati, dallo stile un po' anni settanta, nello schermo di
un monitor.
Elena Volpato
Marzia
Migliora
59 Passi 2001 2,40'
Crescere è mettersi alla prova. È credere di potersi
migliorare. L'infanzia è fatta di giochi in cui noi stessi
ci imponiamo momenti di crudele allenamento alla vita. Le prove, le
vere prove che il tempo sottoporrà, saranno di un genere differente,
più complesso,forse mai così lucidamente autolesionistiche
come quelle fantasticate in tenera età. Più di un'opera
di Marzia Migliora è dedicata a prove di resistenza autoinflitte,
dal sapore mitico come le fatiche di un eroe e fiabesco come l'atto
risolutore che rompe l¹incantesimo e sancisce la fine del racconto.
59 passi è un rito di passaggio agito fino in fondo, ma proiettato
nel tempo della memoria, come se la fisicità rinnovata del
dolore potesse offrirci un ricordo diverso, più vero, del nostro
passato. La memoria non è mai idillio nel lavoro di questa
artista, ma è sempre complessità di valori e ambivalenza
di emozioni. In punta di piedi su una distesa di biglie colorate e
riflettenti, Marzia conta quanti più passi le riesce di fare.
L'allenamento alla vita sa essere a volte più duro di una punizione
perché possiede il medesimo estremismo del sentimento mistico.
Crescere è in un certo senso un'esperienza religiosa. Ha a
che fare con la mortificazione di sé di fronte alla grandezza
dell'ideale di se stessi nella proiezione della propria maturità,
nel vagheggiamento della propria futura compiutezza.
Elena Volpato
Elisabeth
Aro
Guardando il tuo vestito 1998 4¹
Quattro donne che compaiono in diverse sequenze alterne, ci descrivono
a vicenda con precisione il vestito che potrebbero indossare, la scelta
della stoffa, del colore, della forma, delle sue decorazioni e degli
accessori, fino a farcelo immaginare. E con esso le loro diverse personalità.
Mario Gorni
Paola
Di Bello
Espèce d'éspace Italia 2001 1'
Il video ci ha abituato a immaginare lo spazio dello schermo come
uno luogo di coesistenza di differenti dimensioni temporali e spaziali
soprattutto attraverso la partizione dell'immagine in molteplici campi
di narrazione. Paola Di Bello in precedenti opere come Video - stadio
aveva utilizzato le capacità del video di ingannare l'occhio
creando effetti di movimento spaziale, operando uno sfasamento dell'asse
di ripresa e proiezione rispetto a quello di percezione del quadro
reale. Del resto la stessa Di Bello aveva saputo, in un'opera come
Video Rom, trasformare lo schermo in una visione bipartita e parallela
In cui realtà famigliari geograficamente lontane si univano
in una simultaneità e coesistenza fatta di puro montaggio.
In quest'ultimo lavoro la ricerca spaziale dell'artista si approfondisce
percorrendo la strada in senso inverso. L'immagine fissa che ci appare
sembra il frutto di un montaggio in cui siano stati accostati due
diversi ambientl sotterranei della metropolitana, perfettamente combacianti,
ma cromaticamente opposti. L'assenza di persone ribadisce la sensazione
di trovarsi di fronte ad un ambiente ritoccato, ma all'improvviso
arriva un treno, i passeggeri scendono nelia parte destra dello schermo,
attraversano lo spazio in diagonale e noi ci aspettiamo di vederli
scomparire al centro dell'immagine, Iungo quella linea di separazione
cromatica che la nostra percezione ha letto come separazione di due
inquadrature. Inaspettatamente le persone proseguono la loro camminata
fino all'altra parte dello schermo senza soluzione di continuità.
L'immagine non è che una semplice ripresa di uno spazio che
l'arredo urbano ha voluto curiosamente rendere surreale per accostamenti
cromatici. È un'opera, questa, che ci ricorda da vicino le
sperimentazioni concettuali di Dibbets quando, riprendendo una porzione
di pavimento su cui aveva tracciato due diagonali bianche, sfruttava
l'illusione di bidimensionlità del monitor per poi agire una
dispercezione visiva camminando lungo le diagonali tracciate e restituendo
cosi tridimensionalità all'immagine video.
Elena Volpato
Tessa
Den Uyl
Tryfle 2000 3¹
Un lavoro sottile ci racconta degli attimi imprevedibili di un personaggio
affascinante che ci trasporta con garbo nella sua favola. Mangiare
le prugne sotto l¹albero del giardino o rotolarsi per terra cercando
di vingere il peso del corpo e a cercare nuovi pundi di equilibrio,
o sputare i nocciolini giù dal precipizio sono gesti ed esercizi
apparentemente slegati, ma che offrono lo spunto per un video di grande
energia poetica, carico di finezze visive assemblate in un unicuum
perfetto, come un elogio della pittura, con rimandi romantici da Füssli
al 900.
Mario Gorni
Alicia
Erba
S.T. 2000 1,30¹
I cartoni animati ci hanno abituato alla ricchezza della scenografia,
alla complessità del movimento, del disegno e del copione.
L'autrice con questo lavoro intende ridurre l'intento narrativo ai
minimi termini, fino a trovare il limite ultimo con cui una storia
complessa, che tutti conosciamo, può essere comunicata con
il minimo sforzo.
Mario Gorni
Francesca
Semeria
Martello pneumatico 1998 3¹
Un video durissimo ci accosta ad una visione estremistica delle cose,
una perturbante oscillazione fra immagini poetiche nervose e squarci
di violenza isterica. Un mondo difficile da percorrere, come un viaggio
nel tunnel senza vie d'uscita. Un grido disturbato che ci lascia in
allarme e ci pone delle domande obbligatorie sul futuro.
Mario Gorni
Elena
Arzuffi
Volata via 2001 2,50'
Volata via è un'opera di animazione, ma come talvolta accade
nel video, si tratta di un'animazione molto particolare, a tratti
tridimensionale come lo fu, nei primi anni di sperimentazione del
mezzo, quella di Eléanor Antin. La tecnica di animazione è
parte integrante del corredo di significati che Elena Arzuffi costruisce
attorno alla casa come luogo di chiusura soffocante. La carta di cui
sono fatte le pareti dell'abitazione-scatola mantiene intatto il suo
legame simbolico con la fragilità. Le vedute esterne della
casa, rese con pochi tratti sintetici da vignettista, ricordano lo
stile tipico delle illustrazioni delle agenzie immobiliari degli anni'50
con cui si pubblicizzavano i piccoli paradisi terrestri da poco edificati
in periferia. l personaggi, ritagliati in silhouette come i vestitini
per il vecchio gioco femminile delle bambole di carta, assomigliano
ai personaggi maschili delle strip comiche americane, perennemente
affondati in grandi poltrone, con il naso dentro il giornale e l'aria
stropicciata e stanca. Una finestra, anch'essa di carta, si trasforma
per un attimo in una finestra vera attraverso cui scappare dalla scatola
di carta. È solo un attimo, ma basta un battito d'ali, per
volare via.
Elena Volpato
Valentina
Coccetti
Trailer 1999 1,5¹
L'autrice ha trovato vecchie code di pellicole da film, vecchi trailers
gettati via perchè già fuori mercato, che però
danno l'occasione per produrre un lavoro straordinario. Dipingere
a mano "frame by frame" e modificare i personaggi, cancellare
quelli antipatici, modificarne altri in forma di animali, costruire
nuove storie come nel vecchio gioco della lanterna magica. Un nuovo
racconto si srotola davanti ai nostri occhi, rinnovando lo stupore
per la magia del film e dei suoi meccanispi ottico-percettivi.
Mario Gorni
Vedova
Mazzei
London bridge is falling down 1995 2,5¹
L'Annunciazione è un tema classico sviluppato dagli artisti
di tutte le epoche. Vedova Mazzei con l'ironia un poco spudorata che
li distingue sottolineano della vecchia storia l'aspetto della vanità
di Maria, che saputo dell'evento prossimo si prepara, dandocene una
visione più terrena ed amabile. Con l'aiuto di un giocattolo
per bambini, ci raccontano la loro versione dei fatti con una animazione
olografica alloggiata in un monitor a molla che per altro trasforma
il nostro televisore super tecnologico in una scatola di plastica.
Mario Gorni
Giuseppe
Vicenzo
Alta tensione 1997 1,5¹
Con i nervi a fior di pelle, l¹autore recita in loop il gesto
connesso con la sua tensione nervosa esasperata. Nello spazio chiuso
del primissimo piano appare mostruoso e deformato e non ci racconta
il perchè. Comunica solo uno stato di fatto, la tensione è
da centrale elettrica, il corto circuito è prossimo, il fumo
e l¹incendio stanno per scoppiare e le conseguenze sono imprevedibili!
Mario Gorni
Letizia
Galli
Parking 2001 2¹
Un noto studioso del comportamento ipotizza che sia possibile riconoscere
alcuni disagi dal modo con cui i pazienti parcheggiano la propria
automobile nel cortile della clinica. Questa è l¹occasione
che spinge l¹autrice a produrre questo lavoro secco ed esilarante
giocato con un linguaggio minimale ma quanto mai efficace.
Mario Gorni
Meri
Gorni
Nadym 2001 4¹
Il vocabolario di Meri Gorni da anni si va componendo di nuove voci,
nuove parole sotto forma di libro o video, che divengono così
occasioni di altre parole. Questa volta è la parola Nadym ad
aprirci nuovi universi linguistici, e non solo, come negli altri casi,
aprendosi ai codici del video. La parola Nadym contiene in se stessa
la fantasia di un linguaggio parallelo, anzi di diversi linguaggi
paralleli, secondo le diverse varietà del mondo animale. È
un una scena statica, con camera fissa a portarci in un viaggio immaginario
verso Iidi lontani. Nadym è il nome di una piccola città
perduta nelle terre della penisola siberiana. Il contatto con un animale
domestico diventa il ponte di transfert per la comunicazione con questo
luogo lontano e sconosciuto. E così un linguaggio parallelo
si trasforma ulteriormente in 'richiamo', vagheggiamento di una possibilità
di comunicazione con la vita, le creature e gli spazi di un mondo
sognato.
Elena Volpato