<STRANE VISIONI>
ALBERTO COLETTA

ALBERTO COLETTA > lunedì 28 novembre 2005
incontro con l'autore alle ore 19.00
proiezioni dalle ore 20.00
fine ore 22.00

 

Alberto Coletta

SCONTRARSI CON LA REALTA'
di Alberto Coletta

All’età di quattro anni ebbi il mio primo incidente automobilistico. Ovviamente l’auto che guidavo era uno di quei modelli per bambini a pedali. Nel cortile in cui giocavo di solito c’era una discesa molto lunga e ripida che portava ad un garage. Io vidi in televisione una gara automobilistica e pensai subito che anch’io potessi ripetere con la mia piccola autovettura le stesse imprese. Appena mia sorella si voltò un attimo, io mi lanciai in una discesa spericolata verso la velocità e il brivido, e soprattutto verso il portone chiuso del garage.
L’impatto fu tremendo, visto che la mia vettura non era dotata di freni, ed io mi resi conto subito che tra quello che vedevo in televisione e la realtà c’era una grossa differenza.
Così provai a ripetere l’esperienza col disegno: era meno rischioso provare a riprodurre i disegni animati della televisione su un foglio di carta bianco, piuttosto che imitare gli automobilisti sfracellandosi contro un muro. Quindi il disegno divenne il mio strumento per rapportarmi alla televisione, anche se i cartoni animati erano sempre molto più belli dei miei schizzi a pennarello.
Col tempo però la tecnica si raffinava sempre più e gli strumenti (pennarelli, pennelli, tempere…) diventavano sempre più precisi. Fino a quando, stanco delle riproduzioni fumettistiche e dei cartoni animati, comincio a dedicarmi alle riproduzioni naturalistiche. Finalmente mi ritrovavo a osservare e riprodurre la realtà così come la vedevo io, invece di disegni o immagini elaborate da altri.
Alberi, fiumi, prati, strade… il mondo mi passava davanti, mi attraversava gli occhi e poi si spiaccicava sul mio foglio di carta. Trasformato, ma vero.
Durante un’estate mi misi in testa di fare un bel disegno del mare, era l’unico paesaggio che non avevo a fianco a casa. Passai quindi venti giorni circa a guardare quelle onde in continuo movimento. Io con la mia matita e i miei colori cercavo di inseguirle scarabocchiando sui miei fogli ma… niente. I risultati erano pessimi, avevo trovato il mio limite, il mio orizzonte personale.
Provai con i ritratti, ma i risultati non mi stimolavano a continuare. Mancava qualcosa. Nei miei disegni mancava ancora qualche elemento fondamentale che stavo inseguendo.
Analizzando il mare che avevo disegnato capii… non riuscivo a catturarne il movimento, il ritmo, la vita… questo era il mio limite come disegnatore.
Un giorno sempre dalla televisione arrivò un’altra illuminazione, una nuova frontiera: il cinema. Il mezzo perfetto per catturare sia il movimento, sia la vita.

Frequentai una scuola di cinema, ma capii subito che il cinema di fiction non era la mia strada. Troppi artisti, troppe star, troppo tutto… e io invece mi sentivo poco… cinematografico. Poi però scoprii grazie ad un amico e maestro (Stefano Tealdi) il documentario. Non quello che credevo di conoscere (tipo animali e reportage) ma un altro… fatto di storie coinvolgenti e di racconti umani emozionanti. Feci anche una ricerca sui film documentari… ma non ne trovai molti in Italia. In seguito cominciai a lavorare nel settore documentario, guadagnando pochi soldi ma imparando molte cose e mi sentivo finalmente realizzato. Durante uno stage di lavoro in Francia mi resi conto che i francesi vedevano molti documentari, mentre in Italia le televisioni pubbliche e private non ne avevano (non ne hanno tutt’ora) nessuna programmazione.
Dopo qualche anno di esperienza cominciai a maturare l’esigenza di approfondire e sviluppare un mio progetto di documentario. Ma mentre i miei colleghi più famosi realizzavano vari film, magari grazie a televisioni estere, io rimanevo bloccato ad aspettare risposte dall’unica televisione italiana (Tele+) che aveva una piccola programmazione di documentari, e pochissimi soldi a disposizione per realizzarla.

Ancora una volta, come da bambino, mi sono ritrovato a sbattere il muso contro la realtà: in Italia distribuire un documentario è un’impresa da super eroi, non da persone comuni come me. Forse perché in Italia è molto più facile vedere film di super-eroi che avere il coraggio di guardare il mondo in cui viviamo realmente.
Ma è a forza di sbattere contro la realtà che forse la si può migliorare un poco.
Infatti oggi grazie all’incontro di persone che hanno creduto nel mio lavoro, in particolare il mio socio Paolo Pallavidino, abbiamo creato “Intermedia”, un gruppo di lavoro all’interno della Cooperativa Animazione Valdocco, che investe energie e crede nel documentario come strumento per crescere come individui e come società civile.
Oggi siamo sempre di più a sbattere contro la realtà e sempre di più vedo finalmente aprirsi dei varchi.

 

 

Alberto Coletta

Dopo aver frequentato la Scuola Civica di Cinema di Milano nel 1994, ha lavorato per produzioni italiane (Stefilm e Zenit) come assistente regia, film-maker, montatore e cameraman.
Dal 1997 collabora all’organizzazione del workshop Documentary in Europe e nel 2000 collabora, con altri documentaristi italiani, alla fondazione dell’associazione Documentary in Europe, di cui dal 2004 è anche vice-presidente. L’associazione ha come scopo di operare per la valorizzazione, promozione, divulgazione della cultura cinematografica e televisiva documentaria in tutte le sue forme, con particolare riguardo a quella europea ed internazionale.

Dal 2001 inizia a collaborare con Cooperativa Animazione Valdocco dove partecipa come socio alla costituzione del gruppo INTERMEDIA, per cui lavora come autore, film-maker, cameraman, montatore, produttore e media-educator.
Attraverso collaborazioni con strutture nazionali e internazionali, il supporto economico di istituzioni pubbliche in Italia, INTERMEDIA si inserisce in un mercato europeo proponendo produzioni di qualità che mantengano una forte valenza sia sociale sia universale. www.intermedia-to.it


Alcuni lavori:

Nel 1999 con il cortometraggio documentario “Ritratto di un campione” ha partecipato a diversi festival tra cui: FIKE Lisbona, SACHER Festival (di Nanni Moretti), BIG (Biennale Giovani Artisti).
Dal 2002 al 2004 ha lavorato al suo primo lungometraggio documentario di 52 min. “Ci vediamo domani”, che narra l’ultimo anno di scuola media di tre giovani protagonisti.
Nel novembre 2005 ha vinto il secondo premio al festival per cortometraggi Sony, con il documentario “Tutto in un momento”.






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