ALBERTO SIGNETTO
TRE
CONSIDERAZIONI DALLA CITTA' DELLA FABBRICA MORENTE
(à Turin) l'automne
est, paraît-il, la plus belle saison.
En somme l'air doit receler un élément dynamique.
Qui se fixe ici devient roi d'Italie
Friedrich Nietzsche
lettre à Peter Gast, Turin 1888
1. LA SORTIE DE L'USINE.
" Quando dalla finestra della mia camera, situata molto in
alto, guardo la città, i tetti, i muri e i comignoli alla
luce plumbea di un'alba autunnale, quando osservo a volo d'uccello
tutto quel paesaggio irto di costruzioni, appena uscito dalla notte,
pallidamente albeggiante verso l'orizzonte giallo, ritagliato a
stri-sce chiare dalle forbici nere e fluttuanti del gracchio delle
cornacchie, ecco, io sento che questa è la vita."(*)
Cito con qualche imbarazzo le parole che il grande scrittore polacco
Bruno Schulz dedica alla sua Drohobycz per introdurre la prima mia
considerazione su Torino, la città in cui vivo e lavoro.
Il leviatano annidato nei sotterranei del paesaggio irto di storiche
officine ormai rantola, e la città - nella sua interezza
composita -titubante esce dalla notte della monocultura industriale,
vero e (quanto?) premeditato sbarramento alla pratica della creatività.
Questo non significa - e da almeno una quindicina d'anni - che nessuno
si sia mosso e si muova nella notte, anzi: le tenebre hanno affinato
la vista e soprattutto la resistenza di una generazione di autori
che nella città hanno caparbiamente resistito alle rade lusinghe
di un'avventura sul Tevere e soprattutto alla guerra per bande nei
corridoi del desolante panorama televisivo nazionale, ben reso dall'icona
mitologica del biscione strisciante attorcigliato alle zampe di
un cavallo caduto.
E la costruzione e il rafforzamento di strutture sotterranee fino
al loro riconoscimento istituzionale - cittadino e poi nazionale
- si sono dipanati in questi anni, tra inevitabili momenti di scoramento
e feroci tentazioni di branco, con la partecipazione variamente
attuata da tanti - anche se non da tutti.
Già, perché - sempre prendendo a prestito le inimitabili
parole di Schulz - nella notte buia e tempestosa colpivano alla
cieca le forbici della censura e del management, dell'audience e
della legge di mercato, applicate con furore dai neofiti dell'impresa.
E volavano basse basse le cornacchie del facile consenso.
2. LA RONDE.
" In quelle prospettive che si aprono sulle profondità
del giorno, lo sguardo si aggira come nell'archivio di un calendario
e, come in sezione, distingue le stratificazioni del giorno, le
registrazioni infinite del tempo, che scorrono in due spalliere
nella gialla e luminosa eternità. Tutto ciò si sovrappone
e si ordina nelle fulve e remote formazioni del cielo, mentre in
primo piano restano il giorno e il momento attuali, e raramente
qualcuno solleva gli occhi verso le scaffalature lontane di quell'illusorio
calendario. " (*)
Ma il giorno è arrivato: confortati dalla consapevolezza
e dalla memoria, non c'è più bisogno di aguzzare troppo
la vista per riuscire a vedere ciò che anche qui ci potrebbe
riservare il futuro. Il potere balla il suo girotondo grottesco
sulle macerie della cultura, sulla quale rovescia dagli schermi
tutto il suo disprezzo: un girotondo sempre più veloce, dove
come in un caleidoscopio anche i colori si confondono, quegli stessi
colori che ci hanno divisi ed esaltati negli anni sventati e recenti
della giovinezza.
Senza essere invitate, ci hanno raggiunti la capacità di
sintesi, quella sottile abilità a leggere l'archivio di un
calendario, a distinguere le stratificazioni, ma soprattutto - e
di conseguenza - la tentazione terminale e terribile di razionalizzare
in eccesso, di rendersi conto, di costruire da noi stessi la casella
in cui richiuderci, di rimanere con i piedi per terra: altro che
utopie da sovrapporre e ordinare nelle fulve e remote formazioni
del cielo.
Prigionieri possibili del mostro disgustoso chiamato buon senso.
Per ironia della sorte, la salvezza viene dalla posizione eccentrica
della città, distante e lontana dai centri di potere, che
costringe in campo professionale alla precarietà, che rende
praticamente impossibile partecipare - volenti e nolenti - al girotondo
più basso, quello che a volte ci sarebbe permesso, esibiti
come eccentrici fiori all'occhiello dai cortigiani più scaltri
e avveduti.
La costrizione alla fine desiderata ai percorsi più tortuosi,
il rifiuto di una organicità e di una specializzazione professionale,
della scelta di un argomento principale di indagine.
Sempre, in primo piano restano il giorno e il momento attuali, la
anarchica caparbietà nel seguire la labile intuizione di
un momento, e subito dopo il tuffo forsennato nel lavoro - senza
certezze, senza contratti - rapiti da un ennesimo progetto fascinoso
quanto probabilmente non rentable, lontano dalle tendenze e dalle
mode produttive.
Indipendenza, marginalità forse: ma insieme a questo coraggio
e orgoglio. E nessuna elemosina.
3. ICI ET AILLEURS.
" Un grande disebriamento, così potrei chiamare il mio
stato.
Uno sbarazzarsi di tutti i pesi, una leggerezza di danza, un vuoto,
una irresponsabilità, un livellamento delle differenze, una
dis-soluzione di tutti i legami, un allentamento dei confini. Niente
mi trattiene e niente mi lega, mancanza di resistenza, libertà
illimitata. Strana indifferenza con cui scivolo leggermente attraverso
tutte le dimensioni dell'essere: dovrebbe essere veramente piacevole,
non vi pare? Questo vivere senza fondo, quest'ubiquità perenne,
questa quasi totale assenza di preoccupazioni, indifferente e lieve
" (*)
A questo punto, ci vuole una spiegazione a questa esibizione letteraria,
da Nietzsche a Bruno Schulz.
Si tratta, semplicemente, di due progetti, uno di una decina di
anni fa - e che qui viene presentato - e il secondo di cui mi occupo
attualmente, mentre prosegue il lavoro su altri, sull'Argentina
e sull'handicap.
Di nuovo, come sempre, mi ritrovo preda di una folgorazione improvvisa
per uno scrittore già conosciuto e frequentato anni fa, ma
divenuto ora impellente e necessario. A me.
Un viaggio fisico e letterario attraverso gli incubi dell'Europa
a cavallo degli ultimi due secoli del secondo millennio, ispirato
dagli scritti geniali di Bruno Schulz, che nello stesso periodo
e negli stessi luoghi ha consumato tragicamente la sua esistenza
fisica, seguendo percezioni e percorsi condivisi con complici compagni
d'avventura e di studio.
Un anno di lavoro, qui a Torino, tra testi e biblioteche. E INTERNET.
E poi 6000 lunghi, vissuti km tra Austria, Ungheria, Ukraina, Polonia
e Germania. Ici et ailleurs.
Purtroppo, la pratica del documentario
letterario è molto poco diffusa in Italia e so che sarà
molto complicato e difficile riuscire a portare a compimento questo
progetto.
Ancora una volta, come sempre.
Comunque - proprio male che vada - si può sempre abbracciare
un cavallo in via Po, nei primi anni del terzo millennio.
(*) Bruno SCHULZ,
dal racconto " Il Pensionato " - ne " Il Sanatorio
all'insegna della clessidra "
in " Le botteghe color cannella " - Einaudi 1991
en français: " Le Sanatorium au croque-mort " -
Gallimard 1994.
Torino, 24 gennaio 2001 (in occasione del mio
47° compleanno)