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"Guardare il film di Giancarlo Bocchi è stato come leggere
uno di quei racconti brevi, scarni, essenziali dove nessuna parola è
superflua: e proprio per questo il racconto, come il film , ti avvince
e trascina provocando emozioni profonde.
Le immagini mi hanno ricondotto di colpo sui sentieri di guerra della
Bosnia-Erzegovina e mi sono accodato ai due reporter del film rivivendo
le fatiche, i rischi e anche gli entusiasmi di quelle straordinarie giornate.
Non era una guerra facile da raccontare, quella dell'ex Jugoslavia nei
primi anni Novanta, una guerra di tutti contro tutti , e non sempre gli
inviati al fronte riuscivano ad offrire un quadro oggettivo e veritiero
di quanto stava avvenendo sotto i loro occhi: anzi in un paio d' occasioni
, i due protagonisti del film forzano un po' la mano , distorcendo la
verità.
In questo il regista, che ha frequentato assiduamente la zona a fianco
di noi giornalisti, è stato obiettivo. Ci furono falsi scoop ,
notizie gridate e non verificate e anche interviste inventate .
Però la sua denuncia non ha il tono del moralista indignato , è
una semplice constatazione che affiora sulle labbra di uno dei protagonisti
del film quando dice che " la verità è la prima vittima
della guerra".
Ettore Mo
(dalla prefazione del libro sul film di Giancarlo Bocchi
" NEMAPROBLEMA" -Manni Editore ) C. 2004 IMC S.r.l con licenza
a Manni Editore - obbligo di citazione della fonte in modo integrale
"In una situazione grave, un giornalista deve essere anzitutto un
testimone che descrive dei fatti dopo avere tentato di verificarli, nella
misura del possibile. Molti imbrogliano. Ho sfogliato tanti giornali traboccanti
invenzioni e visto tante trasmissioni televisive truccate. Per quanto
riguarda la stampa scritta si dice che chi racconta balle " scrive
un romanzo ". Non è un complimento. Ma non è cosi semplice.
Lucien Bodard se ne fregava dei fatti. Eppure raggiungeva quasi sempre
l'obiettivo : vale a dire riusciva il più delle volte a comunicare
al lettore la verità profonda di quel che avviene al di là
delle apparenze. Sapeva descrivere l'avventura dell'uomo immerso in cose
che lo superano. Il rapporto scrupoloso di un gendarme, o di un cronista
meticoloso, non arriverà mai a questo risultato. Ci vuole l'arte
del romanziere : e Lucien Bodard lo è poi stato sul serio. Il romanziere
può essere un testimone poco scrupoloso ma molto più efficace,
e veritiero, sull'essenziale, del cronista pieno di scrupoli.
Nel suo omaggio critico all'amico- nemico Bodard, Max Clos ricordo' la
realistica descrizione della battaglia di Verdun ( durante la Grande Guerra)
nei due volumi di Les hommes de bonne volonté, il cui autore, Jules
Romains, non aveva mai messo piede su quel campo di battaglia. I reduci
di Verdun, quando i loro ricordi erano ancora freschi, si stupirono nel
leggere pagine tanto aderenti alla realtà che avevano vissuto.
Esistono tanti altri casi del genere nella letteratura. Mi vengono in
mente Malraux, Celine, Malaparte… Di loro si potrebbe dire quel che Dumas
diceva di se stesso : " Ho violato la storia, ma le ho fatto fare
dei bei figli ". Il suo Richelieu, nei Tre Moschettieri, è
rimasto nella nostra memoria molto più vivo di quello imparato
sui libri di storia.
La verità è che i Bodard senza talento sono dei semplici
bugiardi. E quindi hanno scarso valore. Sono furfanti. Invece i veri Bodard
suscitano in noi sentimenti contrastanti: ammirazione e diffidenza. Hanno
un' aureola che ci intimidisce ed emanano un leggero odore di zolfo. Tra
i sentimenti che ci ispirano c' è anche l'invidia. L'avevo dimenticata.
Essa è dovuta al fatto che loro, attraverso dettagli inventati,
riescono a dare il senso, il significato di una situazione. In sostanza
comunicano l'essenziale. La verità che conta. Impresa molto ardua
per noi prigionieri della verità del momento. Una verità
che cambia da un minuto all'altro, lasciandoti tra le mani tanti dettagli
esatti ma spesso insignificanti. E' il destino ingrato dell'onesto artigiano,
quale è il bravo cronista".
Bernardo Valli
(dal testo introduttivo del libro sul film di Giancarlo
Bocchi "NEMAPROBLEMA" - Manni editore)C. 2004 IMC S.r.l con
licenza a Manni Editore - obbligo di citazione della fonte in modo integrale.
Nel film -avvincente, svelto, essenziale- l'intrigo regna sovrano, e tramuta
tutte le fazioni e i personaggi in proprie patetiche marionette. Ciascuna
fazione, ciascun personaggio è bensì titolare della propria
peculiare menzogna, impostura, millanteria e corruzione. Ciascuno lo è
con una sua autentica schiettezza -si può essere infatti schiettamente
bugiardi e truffatori, e perfino sentimentalmente- ma l'esito è una
specie di provvidenza alla rovescia: tutto congiura alla vittoria del male,
e di un male senza grandezza e senza banalità, di un male ordinario
e contagioso.
Salvo, forse al di là delle intenzioni degli autori,
il più cattivo dei personaggi, il comandante Jako, servo padrone
del viaggio attraverso tutte le linee, che rischia di riscattarsi con
una intelligenza da regista, benchè paghi anche lui il suo prezzo
esoso al copione della storia. Copione balcanico, forse, o già
universale: nema problema, sul desolato pianeta di oggi.
Adriano Sofri
(dalla prefazione del libro sul film di Giancarlo Bocchi
" NEMAPROBLEMA" -Manni Editore ) C. 2004 IMC S.r.l con licenza
a Manni Editore - obbligo di citazione della fonte in modo integrale.
note di regia
Nema Problema è un viaggio , una corsa nel tempo
non per fuggire, per cercare.
E' già accaduto: da Spalato a Sarajevo, da Khujand a Duschanbe,
da Kerki a Mazar e Sharif, da Pristina a Jakova .
Terre desolate e posti di blocco .
Luoghi dove l'aspetto più bestiale della storia, del mito e delle
tradizioni riaffiora prepotentemente dalle divisioni etniche, religiose,
tribali che ti schiacciano.
In questi mondi senza pace la domanda è una sola: qual'è
la verità? Esiste forse il diritto alla verità ?
Se la propaganda , dalla disinformazione alla falsificazione sono elementi
presenti di ogni guerra, qui non si possono scindere dalle comuni necessità
della sopravvivenza, nel vedere solo quello che si vuole vedere, per rinchiudersi
in un privato dominato "dalla finzione appassionata".
Questi due piani , presenti nel film, si intersecano continuamente ponendo
un' altra domanda : il "male" abita su sperdute e lontane montagne
, vive mimetizzato accanto a noi, oppure è dentro di noi?
Ogni volta che tornavo da un paese in guerra, mi sforzavo di spiegare
come le storie , le testimonianze, le esperienze che avevo raccolto non
erano fuori dal mondo, ma erano tutte del nostro mondo.
Vedevo incredulità in quelli che non potendo più rispondere
" non sappiamo.." sostenevano con forza " è colpa
loro " .
Giorno per giorno una realtà, anzi un'irrealtà , bugiarda
e consolatoria ci ha resi inconsapevoli complici. Cecchini della visione.
Lo schermo fuorviante delle diversità culturali , religiose, etniche
e geografiche, insieme con l'ancora più brutale paravento del "
vero più vero del vero " d'immagini televisive dove non c'è
più niente da vedere, sono stati usati per giustificare la nostra
lontananza, per impedirci di scoprire che non c'era più alcun diritto
alla verità.
Solo oggi scopriamo che non siamo affatto lontani da quei mondi in guerra.
Vedere la verità costruita dalla disinformazione, dalla falsificazione
del sistema o da una rimozione privata. Vedere una verità mai condivisa,
storica, filosofica, ma semmai "rivelata", è stato la
prima intuizione per iniziare a lavorare a questo film .
Nella pellicola non c'è il primo fotogramma. E' rimasto nella memoria
di una giornata d'inverno, plumbea e tetra, sulle colline della prima
linea di Hotonj a Sarajevo .
Il soldato dell'Armjia Bosnia che mi accompagna, con il solito fatalismo
balcanico, ha preso la via più breve per scendere in città,
quella esposta al fuoco dell' assedianti.
Siamo diventati amici fraterni dopo tanti giorni passati insieme in trincea.
Quel giorno nel suo sguardo c'è qualcosa di strano che mi allarma
.
Mi fermo per riprendere con la mia telecamera la montagna di Zuc, ma un
urlo mi blocca. "Martin", il soldato, mi sbraita di stargli
accanto, di non allontanarmi. Forse teme che ci sia un cecchino. In quel
prato, in discesa senza alberi o ripari, è impossibile proteggersi
dai cecchini. Allora - mi chiedo - ho inquadrato qualcosa di segreto ?
Ma è impossibile. E' tutto il giorno che faccio riprese a destra
e sinistra. "Martin" - lo chiamo così perché assomiglia
all' attore Martin Sheen - che ha colto il mio sguardo dubbioso, dice
quasi seccato: " se mi stai vicino non ti sparano…".
E' quest' episodio il primo fotogramma di Nemaproblema .
C'era qualcosa di vero in quell'avvertimento o "Martin" voleva
solo rafforzare la nostra amicizia con un macabro scherzo?
Per giorni ho ripensato all' accaduto senza venirne a capo. Due mesi dopo
ho scoperto cos'era successo. Non era uno scherzo, non era una mia fantasia
o torbida dietrologia. Come ha detto un grande scrittore russo "la
verità è talvolta inverosimile".
Ma c'è anche un' altra verità: il privilegio che avevo di
poter andare e tornare , mi dava il diritto, seppur con qualche fatica
e rischio, di poter scoprire la verità .
Gli altri cittadini di Sarajevo, questo diritto non lo avevano.
Descrivere queste sensazioni che fanno rabbrividire, questa complessità
mimetizzata da un'apparente semplicità, si è subito rivelata
impresa ardua.
Anche per questo, sono state innumerevoli le versioni della sceneggiatura.
Con Arturo Curà e Luigi Riva - gli sceneggiatori - abbiamo cercato
una drammaturgia più scarna e asciutta possibile, lontana da ogni
cedimento spettacolaristico e da ogni concessione al "genere",
al "grottesco" e soprattutto al "d' apres " .
La replica su pellicola di una visione televisiva del mondo .
Non volevamo realizzare un "film di guerra" e tantomeno il "solito"
film sulle guerre balcaniche.
Volevamo fare un film "dentro" la guerra .
Volevamo anche trasformare i vari, tumultuosi e aggrovigliati conflitti
balcanici nella "guerra" per definizione, senza entrare nelle
problematiche "etniche" o strettamente legate a questi particolari
conflitti: problematiche che avrebbero messo fuori fuoco il significato
universale della narrazione .
Volevamo anche raccontare lo stravolgimento della realtà quotidiana
di tutti che molto spesso diventa "fiction".
Abbiamo condiviso l' idea di Riva ; costruire una storia con una serie
di episodi veri - il treno dei profughi, il bombardamento a salve della
città - con i protagonisti che attraversassero un percorso , come
sarebbe potuto realmente accadere.
Da un lato ho pensato a una realtà essenziale senza alcun compiacimento
stilistico o estetico e dall' altra ad una apparente linearità
di racconto che potesse rivelare la molteplicità di livelli e la
complessità quasi labirintica di quello che si voleva rappresentare.
L'obiettivo registra oggettivamente, senza partecipazioni emotive, freddamente,
non concedendo nessuno spazio alle tecniche tradizionali del film "d'azione"
o di guerra. L'uso degli effetti speciali è volutamente scarno
e solo dettato dalla necessità.
Anche il ritmo del film rincorre i tempi della realtà di guerra:
pause di vita quasi normale con improvvise accelerazioni di tensione drammatica.
I passaggi temporali, che possono apparire quasi esasperati, sono stati
utilizzati in funzione di un rafforzamento del "non detto ",
che si dovrebbe vivere con la stessa inquietudine dei personaggi.
La storia solo apparentemente non ha un unico protagonista perché
il vero protagonista - il comandante Jako - non si vede mai , ma regna
sovrano come il "regista interno " alla storia .
Solo alla fine si scoprirà che senza saperlo lo abbiamo sempre
incontrato .
In questo senso la "fiction" viene annullata da una successiva
narrazione interna. Alle battute o alle sequenze non c'è un solo
sottotesto: c'è una evoluzione , attraverso successivi livelli
temporali di lettura .
Non è casuale la fusione di lingue diverse (slavo, inglese, francese,
italiano) che connotano le vicende, con suoni che colorano i diversi personaggi,
di un' immediatezza estraniante fuori dalla tradizione della "lingua
universale" all'origine di ogni falsificazione .
Il film è senza eroi o vincitori : una lunga sequenza di piccole
verità e di grandi bugie che i protagonisti (i due "inviati",
un pericoloso finto traduttore, una ragazza sbandata) conducono, sballottati
qua e là da avvenimenti oscuri e tragici, rimanendo in perpetuo
equilibrio precario tra ciò che è vero e ciò che
è falso. Ognuno all'interno di un cerchio che li fa prigionieri
e perciò sconfitti, usa l'altro cinicamente per i propri scopi.
Come ha sostenuto fortemente Arturo Curà , si doveva comporre un
moderno quartetto da camera in cui ognuno, con il proprio specifico colore,
è contemporaneamente solista e accompagnatore.
Aldo il traduttore - solo all' apparenza il più lineare nelle motivazioni
- racchiude almeno quattro personaggi che si incontrano e si scontrano.
Le motivazioni di Lorenzi - il giornalista - sono complesse ed avvolte
nell' ombra fino alla fine . E' un "drogato" dalla guerra, uno
che non riesce più a vivere, a dare un senso a se stesso, lontano
dal pericolo e dalla tensione .
Maxime- il giovane giornalista - , è il carattere più semplice
e anche il più contemporaneo. Un idealista arrogante, limitato
nelle sue certezze da dilettante, ma tra le pieghe dell' idealismo nasconde
la bassezza di chi vuole emergere e diventare famoso a tutti i costi .
Il personaggio di Sanja racchiude un forte senso di positività.
Vuole salvarsi ma senza rinunciare alla sua dignità, ai suoi principi.
La storia che si inventa , per Maxime , è un urlo di disperata
protesta in un mare di mistificazione , manipolazione e disinformazione
.
Quasi una scelta obbligata di "realismo", è stato fatta
sulla colonna sonora che in diversi momenti diventa chiave drammaturgia
essenziale per essere " dentro" la guerra .
Mentre giravo, non ho mai pensato ad alcuna scena sostenuta da un sottofondo
di violini, arpe o strumenti a fiato. Un commento musicale avrebbe inesorabilmente
tolto all'intero racconto l'immediatezza cruda. L' essere dentro al racconto.
L' essere avvolti e coinvolti.
Ho avuto la grande soddisfazione , realizzando il film , di veder gli
amici croati , musulmani e serbi di nuovo riuniti, senza più divisioni
e senza recriminazioni nel progetto in un lavoro comune .
Questo mi ha ricordato il vero senso, il più intimamente disturbante,
della guerra, la" la grande illusione ". Ogni vittoria porta
inevitabilmente in sé un senso di sconfitta, un peso che si trasmetterà
ineluttabilmente di generazione in generazione.
Mi hanno raccontato tante volte: "ogni cinquant' anni scoppia una
guerra. Tutti noi dobbiamo subire almeno due guerre durante la nostra
vita ".
Ho conosciuto un' anziana e risoluta "maika" che ha subìto
tre guerre. Nella prima guerra mondiale ha perso il padre , nella seconda
il marito e nell'ultimo conflitto balcanico altri famigliari .
Dopo essere stato per la prima volta dentro una guerra ho finalmente capito
cosa mi volesse dire mia madre quando da bambino mi raccontava, ancora
con paura, che da piccola aveva subìto un mitragliamento aereo.
Io vedevo quella scena come al cinema. Ma non era una scena di un film.
Il film voleva parlare anche di questo , tutto quello che rimane in noi
dopo queste grandi tragedie .
" La verità è la prima vittima della guerra .. "
hanno scritto .
E' vero. Se non si ha il coraggio di cercarla fuori e dentro di noi.
Giancarlo Bocchi
Giancarlo Bocchi
regista e produttore indipendente
Si è occupato di arte e musica contemporanea, ha realizzato video
sperimentali , video installazioni e documentari d' arte e cultura .
Negli ultimi anni ha realizzato diversi film documentari su conflitti
politici e sociali in varie parti del mondo (Afghanistan, Bosnia, Kosovo,
Irlanda del Nord, Messico, Palestina, Tajikistan) tra i quali " Mille
giorni di Sarajevo " (Primo premio al Festival Arcipelago - Roma
1996), "Sarajevo Terzo Millennio " (Premio speciale- Anteprima
per il Cinema Indipendente Italiano - 1996), " Morte di un pacifista
" e " Il Ponte di Sarajevo" (Premio Trieste per il Nuovo
Cinema Europeo - 1997), "Viaggio nel Pianeta Marcos " sul subcomandante
Marcos e "Il Leone del Panshir" con Ahmed Shah Massud, il leggendario
comandante dell' Afghanistan.
Ha realizzato diversi documentari sul conflitto in Kosovo: "Fuga
dal Kosovo (nominations al Rory Peck Award -Londra 1999), " Kosovo
anno zero" (2000) e "Kosovo nascita e morte di una nazione"
(2001).
"Nema Problema " è il suo primo film lungometraggio.
Filmografia essenziale ( 1994 -2004)
1994
Mille giorni a Sarajevo
Film documentario - Bosnia - 24 min.
Una produzione IMP S.r.l.
con la partecipazione di RAI DUE - BABEL -EBU - MEDIA
Regia, fotografia, suono : Giancarlo Bocchi
Montaggio: Roberto Missiroli - Jacopo Quadri
Sarajevo terzo millennio
Film documentario - 24 min.
Una produzione IMP S.r.l.
con la partecipazione di RAI UNO - BABEL - EBU MEDIA
Regia, fotografia, suono : Giancarlo Bocchi
Montaggio: Jacopo Quadri
1995
Diario di un assedio
Film documentario -Bosnia - 50 min.
Una produzione IMP S.r.l
Regia, fotografia, suono : Giancarlo Bocchi
Montaggio: Jacopo Quadri
Morte di un pacifista ( Il ponte di Sarajevo )
Film documentario -Bosnia - 50 min.
Una produzione IMP S.r.l. con la partecipazione di TELE +
Regia, fotografia, suono : Giancarlo Bocchi
Montaggio: Esmeralda Calabria
Storie di Sarajevo
Film documentario -Bosnia - 80 min.
Una produzione IMP S.r.l
Regia, fotografia, suono : Giancarlo Bocchi
Montaggio: Giancarlo Bocchi
1996
Viaggio nel pianeta Marcos
Film documentario - Messico - 24 min.
Una produzione IMP S.r.l
Regia, fotografia, suono: Giancarlo Bocchi
Montaggio: Esmeralda Calabria
Ragazzi di Città del Messico
Film documentario -Messico - 10 min.
Una produzione IMP S.r.l per RAI TRE
Regia, fotografia, suono: Giancarlo Bocchi
Montaggio: Esmeralda Calabria
1997
Il Leone del Panshir - Ahmed Shah Massud
Film documentario - Afghanistan - 24 min.
Una produzione IMP S.r.l
Regia, fotografia, suono: Giancarlo Bocchi
Montaggio : Giancarlo Bocchi
Il Muro tra gli oceani
Film documentario -Messico/Usa - 24 min.
Una produzione IMP S.r.l
Regia, fotografia, suono: Giancarlo Bocchi
Montaggio : Giancarlo Bocchi
Benvenuti all' inferno !
Film documentario -Irlanda del Nord - 10 min.
Una produzione IMP S.r.l
Regia, fotografia, suono : Giancarlo Bocchi
Montaggio: Giancarlo Bocchi
1999
Fuga dal Kosovo
Film documentario -Kosovo - 50 min.
Una produzione IMP S.r.l per RAIDUE
Regia, fotografia, suono : Giancarlo Bocchi
Montaggio: Esmeralda Calabria
Kosovo Anno Zero
Film documentario -Kosovo - 50 min.
Una coproduzione IMP S.r.l - RAITRE
Regia, fotografia , suono : Giancarlo Bocchi
Montaggio: Fulvio Molena
2000
Kosovo , nascita e morte di una nazione
Film documentario -Kosovo - 80 min.
Una produzione IMP S.r.l con RAICINEMA FICTION - RAIDUE
Regia, fotografia, suono : Giancarlo Bocchi
Montaggio : Giancarlo Bocchi ed altri
2001
Un giorno a Gaza
Film documentario - Palestina - 10 min.
Una produzione IMP SRL
Regia , fotografia , suono : Giancarlo Bocchi
Montaggio : Fulvio Molena
2004
NEMAPROBLEMA
Film lungometraggio - Bosnia -85 min.
Produzione IMC Independent Movie Company SRL con la partecipazione di
TELE+ ,
con il supporto della Direzione Generale Cinema , Istituto Luce Distribuzione
Con Zan Marolt , Labina Mitevska , Vincent Riotta , Fabrizio Rongione
.
Regia : Giancarlo Bocchi
Labina Mitevska
(nel ruolo di Sanja K.)
Nata a Skopje (Macedonia) nel 1975 da una famiglia d' artisti
ha lavorato fin da bambina in teatro e , all'epoca, è apparsa in
numerosi film prodotti dalla Vardar Film . Nel 1993 interpreta il ruolo
di Zamira nel film di Milcho Manchevski "Prima della Pioggia"
(Leone d'Oro al Festival del Cinema di Venezia - 1994) Lascia il cinema
per portare a termine gli studi d'arte all' Università di Tucson
nell' Arizona . Ritorna al cinema con due film di Michael Winterbottom
" Welcome Sarajevo "(1997) e " I want you " (1998
). E' la protagonista dei film "Loners" (1999) di David Ondricek
, " Weg! "( 2001) di Michael Baumann , "The secret book"
( 2003) di Vlado Cvetanovski . Nel 2003 fonda con la casa di produzione
"Mitevski brother and sisters" e produce interpreta il film
diretto dalla sorella Teona "How I killed a sain" .
Vincent Riotta
(nel ruolo di Anselmo Lorenzi)
Nato in Gran Bretagna nel 1959 da una famiglia d' origine
italiana , ha studiato alla Royal Academy di Londra . Ha interpretato
diversi lavori teatrali in Inghilterra ed America e ha lavorato in numerosi
film e fiction . Ha vinto il premio quale migliore attore al Festival
del cinema di Barcellona (2000) per " The Little Worm " . Attore
protagonista nel film "Bella Bettien " ( 2002) di Hans Pon ,
ha interpretato di recente ruoli importanti nei film "Heaven"
di Tom Tyker , e " Under the tuscan sun " di Audrey Wells .
Nel 2004 è il co-protagonista , con Licia Maglietta , del film
di Susanna Tamaro " Nel mio amore " .
Zan Marolt
(nel ruolo di Aldo- Jako)
Nato a Sarajevo nel 1964 si è diplomato nell' Accademia
d' arte drammatica nel 1989. Membro permanente del Teatro Camera 55 di
Sarajevo , ha lavorato in molti lavori teatrali in Europa e negli USA.Ha
vinto il premio quale migliore giovane attore europeo nel 1997 (Festival
D'Angers , Francia) come protagonista del film "Elvis" di Jean
Christian Boucart e Alain Duplantier . Ha interpretato ruoli importanti
in numerosi film e fiction . Attore protagonista nei film " Milky
way" (2000) di Faruk Sokolovic e " Don't let me alone "
(2001) di A. Jevdevic .
Fabrizio Rongione
Nato in Belgio nel 1973 da genitori italiani .
Nel 1999 è co-protagonista nel film "Rosetta " di Luc
e Jean Dardenne (Palma d' oro al Festival Di Cannes nel 1999) . Nel 2001
è il protagonista del film " Terzo Atto" di Francesca
Comencini. Nel 2002 ha interpretato a Parigi il ruolo pricipale nel lavoro
teatrale "Bonaparte" di Alain Decaux per la regia Robert Hossein.
Nel 2004 ha lavorato nel film " Ne fais pas cà " di Luc
Bondy con Nicole Garcia e Natasha Regnier
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