circolo culturale amantes
Torino

 

LOUIS NERO

LOUIS NERO > lunedì 22 marzo 2010
incontro con l'autore alle ore 19.00
proiezioni dalle ore 20.00
fine ore 22.00

Louis Nero

Incontro ravvicinato, tra un ciak e l’altro, con uno dei più apprezzati “enfants terribles” del cinema italiano.

Louis Nero nasce a Torino nel 1976 e si laurea al D.a.m.s nel 1999, attualmente sta conseguendo la seconda laurea in filosofia teoretica. Dal 2004 è membro permanente della giuria del David di Donatello. All’oggi ha realizzato, prodotto e distribuito quattro lungometraggi, oltre a numerosi corti, usciti regolarmente in sala, in home video  ed in televisione.
I titoli sono: Golem con Moni Ovadia, Pianosequenza (film realizzato in un unico piano sequenza), Hans con Daniele Savoca, Franco Nero, Silvano Agosti, La Rabbia con Franco Nero, Faye Dunaway (Premio Oscar), Giorgio Albertazzi, Philippe Leroy e musiche del premio Oscar Louis Bacalov e di Teho Teardo. La Rabbia è stato candidato ai David di Donatello 2007.
I suoi film hanno partecipato ai più importanti festival internazionali.

http://www.altrofilm.it

 

 

 

 

 

tratto da "La rabbia "

 

tratto da "La rabbia "


tratto da "La rabbia "


tratto da "Hans "

 

Massimo Porro Da Il Corriere della Sera, 24 marzo 2006
Cronaca di una paranoia raccontata in diretta dal giovane Louis Nero che passa il testimone dalla follia al razzismo. Lo schizofrenico Schabe (scarafaggio in tedesco, la metafora di Kafka è compiuta), di cui seguiamo l' iter patologico dalla nascita diabolica (lo curano Freud e Jung, due ragazzi down) alla patologia del rifiuto morale e materiale: intolerance.  L' escalation della violenza: omicidio, condanna, manicomio, giudici nell' ombra: quando allo specchio vedrà una persona di colore il cerchio si chiude. Il film è di bella coerenza stilistica espressionista, fascinoso. Non sempre riesce, ma spesso il contagioso disagio contemporaneo è molto ben reso in forma onirica e di incubo, con passaggi basagliani e pirandelliani e qualche ingenuità. Anche per il bravo Daniele Savoca, il messaggio è forte e chiaro: l' inferno continuano a essere gli altri. VOTO: 7 e mezzo.

Lietta Tornabuoni Da La Stampa, 17 febbraio 2006
Louis Nero, torinese, trentenne, già autore di Pianosequenza realizzato appunto in un unico piano sequenza e visto alla Mostra del Cinema di Venezia, per i ruoli minori del secondo film Hans usa Silvano Agosti (un barbone) e Franco Nero, che recita sia un barbone sia un giudice. Ha affrontato uno dei temi più difficili al cinema: la schizofrenia, il disturbo mentale, la paranoia, facendone anche una metafora del razzismo quotidiano verso le persone di colore, guardando «il razzismo dalla parte del razzista» con stile evocativo ed eloquente del tutto personale. Se il regista deve mettere in scena due scienziati essenziali (Freud, Jung), li fa interpretare da ragazzi down; se deve dare un cognome al suo protagonista (indicato di solito con il solo nome, com’è d’uso per i casi celebri di malattia) lo chiama Schabe, che in tedesco significa blatta, scarafaggio. Il film analizza la malattia di Hans dall’infanzia; ma è nell’età adulta che si sviluppa in lui una fobia verso i rifiuti in crescente quantità (li accumuleranno per farli inghiottire a lui?) e nell’associare quei rifiuti alle persone di colore. Il suo odio si condensa su questi ultimi, lo porta alla violenza carnale e all’assassinio, al carcere, al tribunale, al manicomio; il giorno in cui Hans, guardandosi allo specchio, si vede come una persona di colore, il cerchio si chiude. Film inconsueto, non sempre semplice da comprendere, a suo modo affascinante, introduce un’ottica diversa, un modo nuovo di affrontare anche i problemi sociali: svolge quindi la funzione che dovrebbe essere tipica del cinema giovane.

Roberta Bottari da Il Messaggero, 27 gennaio 2006
Hans Scabe (Daniele Savoca) è uno schizofrenico. Figlio di un malato mentale cronico succube della moglie, è disturbato fin da piccolo. Quando cresce, la sua malattia regredisce ed evolve in una fobia verso i rifiuti e la loro crescita spaventosa, fino ad arrivare a una conclusione: il mondo sta accumulando tutti quei rifiuti con il solo scopo di farglieli ingurgitare. Un giorno, mentre guarda un documentario sulle popolazioni di colore, la sua malattia lo porta ad associare i neri alla produzione di rifiuti: il suo odio si dirige verso di loro. Hans, diretto da Louis Nero, completa la sua trilogia sul linguaggio cinematografico. Dopo Golem, in cui analizzava l’uso del montaggio, e Pianosequenza, girato in presa diretta annullando il montaggio, questo film rappresenta l’unione delle due forme di linguaggio esplorate. Louis Nero è cresciuto e qui esplora l’inquadratura emozionale: per scuotere i sentimenti degli spettatori, usa la macchina da presa assai più della sceneggiatura. Nessuna terza persona che racconta, nessun occhio esterno che interpreta: ci sono solo Hans e le sue visioni in stato di allucinazione. Certo, non si tratta di una commedia leggera. Ma è un film sull’inconscio che “tiene”, vira verso il thriller e strizza l’occhio al mondo dell’occulto.

Gregorio Napoli da Il Giornale di Sicilia, Pianosequenza, un film innovatore
Al di là della peripezia tecnica, al di là del Pianosequenza cui allude il titolo, ed oltre la raffinatissima acrobazia della macchina da presa, quest’opera di Louis Nero conquista il cuore e la mente per la sua meditazione profonda sulla solitudine dei giovani. La cultura enunciata generosamente dai vari personaggi - fra Catullo e Garcia Lorca - riesce a diradare il tunnel raggelante entro cui ci muoviamo. E seguendo con la “camera flessibile” il travaglio delle sue creature, Louis Nero rinuncia agli stilémi della consueta glossa cinematografica, inventandone una nuova.
Materiata di emulsioni coerenti, di una recitazione genialmente geometrica, di un umanesimo rischiarato dal rosa-violaceo delle candele; nella speranza che non si spengano tutte.