<STRANE VISIONI>
MAURIZIO ORLANDI
MAURIZIO
ORLANDI > lunedì 10
aprile 2006
incontro
con l'autore alle ore 19.00
proiezioni dalle ore 20.00
fine ore 22.00
Un regista “d’impegno” che negli anni ha raccolto storie di partigiani
e deportati, operai e minatori, giovani ribelli e banditi e ha saputo
raccontarle con straordinaria sensibilità e passione
biofilmografia.doc
" Ho lavorato da sempre sulla storia, non quella con la esse
maiuscola, ma, diciamo, quella della gente, quella fatta dalle persone
semplici, quasi sempre dimenticate. Per questo, fin dai miei primi
lavori, ho privilegiato le "fonti orali", i racconti,
le testimonianze di tutte quelle persone che hanno, per me, rappresentato,
innanzitutto, un'indicibile e straordinaria esperienza umana, nonchè
una preziosissima condizione per la ricostruzione del Passato, che
io ho sempre finalizzato al recupero della "memoria" storica
e degli insegnamenti che dalla storia dobbiamo trarre.
Ho scritto tanti racconti, tante storie di persone, molte dimenticate,
forse troppe, dalla Storia ufficiale; storie semplici e normali
che sono, poi, diventate sceneggiature di documentari diretti, in
un primo momento, da altri registi, come Pier Milanese e Chicca
Richelmy, che mi hanno dato la possibilità di imparare, un
pò, questo mestiere.
Nel 2001, ho fatto il mio esordio nella regia video, con un documentario
sui partigiani del quartiere della Vanchiglietta; in seguito, ho
lavorato sugli Zingari e sulle discriminazioni e persecuzioni subite
da questo popolo nel corso del Novecento; sulle miniere e sui minatori
della Toscana e del Canavese, qui in Piemonte; sugli anni Settanta,
gli anni "caldi e divertenti" di un gruppo di amici legati
ancora dall'amore per il calcio, per la voglia di stare insieme
e, forse, per una comune visione del mondo...
Fino all'ultimo lavoro, quello su Piero Cavallero, il capo del'omonima
Banda che negli anni Sessanta fece tanto parlare di se, in tutta
Italia. Un documentario diverso dai precedenti, sia per lo stile
narrativo, sia per le scelte registiche sia per la tecnica di riprese:
un linguaggio cinematografico diverso, essenzialmente, attraverso
il quale ho cercato di raccontare la storia di un personaggio controverso
e misterioso, sicuramente diverso da come il Piero Cavallero, il
bandito della Barriera di Milano, fino ad oggi ci è stato
sempre presentato, dal cinema e dai mass media."
Maurizio Orlandi