< STRANE VISIONI >
PE' CALOPRESTI
GENTE DI PAVARATI

PE' CALOPRESTI > domenica 2 DICEMBRE 2001
incontro con l'autore dalle ore 18.30, proiezioni dalle 20.00 alle 21.00

GENTE DI PAVARATI

Credo non sia semplice raccontare le sensazioni che si provano nel tornare alla terra d'origine dopo molti anni di assenza. Il primo, vero impatto con la cultura calabrese si riceve quasi immediatamente all'arrivo: l'ospitalità che è riservata a chi proviene "da fuori", ti avvolge e in qualche modo non ti abbandona più, procurando una sensazione di calore alla quale io non ero più abituato, vivendo ormai da molti anni in una fredda città del nord dell'Italia.Tante le persone incontrate si sono generosamente messe a disposizione per darci una mano nel realizzare la puntata, ci hanno accolto nelle loro case per raccontare la vita vissuta o semplicemente desiderata, senza quasi conoscerci, e avrebbero voluto che rimanessimo con loro a cena o a pranzo. Ovunque abbiamo trovato delle bibite fresche e moltissima gentilezza, purtroppo il tempo a disposizione è stato tiranno e non c'è stato possibile accontentare tutte le persone, molte volte non siamo riusciti a chiacchierare lungamente con loro, come avremmo invece desiderato.

Il contatto con le persone incontrate è stato molto appagante, hanno riposto fiducia in me raccontandomi la loro vita senza remore; nella mia mente sentivo una continua sensazione di gioia nel ritrovare le atmosfere che fanno parte del mio DNA e che credevo dimenticate o comunque relegate in qualche angolo sperduto. I racconti di vita in campagna, che già mia nonna mi faceva quando ero piccolo, ritornavano nei racconti dei più anziani e non dimenticherò facilmente i racconti di povertà e di sofferenza ma di altissima dignità che ho sentito, così come penso che non si possa dimenticare la sensibilità e la solidarietà verso gli altri, anche appartenenti a mondi e culture diverse, manifestate da tutte le persone intervistate.

Questa è stata per me una sorpresa e al tempo stesso una gran gioia ma, soprattutto, una lezione di vita, infatti, al Nord è raro incontrare solidarietà per i cosiddetti "extracomunitari", spesso trattati con diffidenza, nella maggior parte dei casi con indifferenza. Per la gente di Paravati gli extracomunitari sono esseri umani come loro, con il medesimo diritto di lavorare e anche di vivere con dignità, praticare la loro religione e le tradizioni dei paesi d'origine.
Per me si è trattato di un'esperienza che prosegue in maniera logica il cammino già intrapreso nella puntata precedente, "Lavoro a Torino", con la ricerca di recupero della memoria che più mi appartiene, il mondo della fabbrica l'anno scorso e l'emigrazione in questa puntata, esperienze che appartengono alla mia famiglia e che io ho vissuto in prima persona con la partenza dalla Calabria per Torino nel 1962.
Ho riconosciuto nei racconti la malinconia di quanti sono partiti e hanno lasciata la loro terra per molti anni per poi ritrovarla al ritorno cambiata, oppure di coloro che, ancora oggi, riescono con difficoltà a reinserirsi dopo avere vissuto nelle grandi metropoli del Nord; quel che mi è parso certo è stato il percepire la passione che tiene costoro radicati alle origini.

La gente di Paravati e di Mileto vive l'esperienza della presenza di Natuzza, persona da tutti definita "una santa donna", in maniera talmente normale e rassicurante da portarmi a credere che la sua presenza ha reso speciali questi paesi, come se, grazie a lei, albergasse in quei territori un profondo senso dell'accoglienza e della solidarietà.

Io mi auguro, per dirlo con le parole di un giovane intervistato, che tutto ciò non vada perduto dietro ad una vana rincorsa del mito del facile guadagno, che allontanerebbe queste persone dai sentimenti
d'accoglienza e di solidarietà sentiti in questa bellissima esperienza.
Il lavoro con la troupe è stato duro ma nello stesso tempo di gran soddisfazione, mi auguro reciproca.

Ho lavorato con persone che hanno messo a mia disposizione la loro sensibilità, delicatezza e discrezione, grazie alle quali ho trovato immediatamente la necessaria sintonia per entrare nelle case e nella vita degli intervistati, soprattutto quando il racconto si faceva più delicato e intimo.

La presenza al mio fianco di una valida e capace collaboratrice ha fatto sì che potessi delegare molta parte del lavoro d'organizzazione, concentrandomi sulle interviste. Valido è stato il confronto su quanto giorno per giorno andava costruendosi e particolarmente importanti le lunghe e preziose chiacchierate di riflessione sulle intuizioni,
le sensazioni vissute e sul lavoro fatto, tanto da creare,
alla fine di giornate faticose, l'impressione che il tempo fosse dilatato.

Beppe Calopresti

 

Pè Calopresti nato nel 1956 a Polistena (R.C.)
Dal 1985 al 1995 partecipa a moltissime produzioni video collettive con la società di produzione West Front Video che in quegli anni autoproduce molti lavori premiati nei più importanti Festival del settore e che in particolare si occupa di video-documentazione sociale. Nel 2000 dopo un periodo di pausa in cui si occupa di organizzare mostre d'arte come dipendente della Regione Piemonte (principale fonte di reddito) riprende l'attività documentaristica con la regia di Lavoro a Torino, un'analisi del mondo del lavoro in particolare giovanile visto dalla parte di chi vuole liberarsene, una produzione per RAI Tre per la serie televisiva Diario Italiano di Anna Amendola. Nel 2001 sempre per Diario Italiano firma la regia di Gente di Paravati, un'analisi di un piccolo paese della Calabria dove si è raggiunto un livello di solidarietà fra la gente forse dovuto alla forte presenza di un amata sensitiva o più realisticamente alle dolorose storie di emigrazione che fanno parte del vissuto collettivo.